Le tasse sulle donazioni scaldano da sempre gli animi. Alcuni contribuenti le considerano eccessive, altri ancora superflue. D’altronde, se c’è donazione, almeno una delle due parti non vanta alcun guadagno.

In particolare, generano da sempre una certa perplessità le tasse sulle donazioni informali e indirette, ovvero quelle che non necessitano di un atto circoscritto per concretizzarsi e quelle che producono gli effetti economici propri della donazione, pur non essendo donazioni sotto l’aspetto tecnico giuridico.

Di recente la Cassazione è entrata a gamba tesa sull’argomento con una sentenza che mette la parola fine a una diatriba che dura ormai da qualche anno, ovvero dalla pubblicazione di una circolare dell’Agenzia delle Entrate che dava adito a parecchi dubbi.

Una circolare dell’Agenzia delle Entrate molto imprecisa

La circolare in questione è la n. 30 del 2015. Essa recita che le sono soggette a imposta di donazione “liberalità tra vivi che si caratterizzano per l’assenza di un atto scritto”.

L’oggetto del contendere è quindi l’imposta di donazione. Non è propriamente una tassa, anche se nel gergo comune si usa questo termine.

L’imposta di donazione impone il pagamento di una percentuale sul valore del bene donato. Tale percentuale che varia in base al rapporto tra donante e donatario e in base al valore medesimo. Ecco uno schema esemplificativo.

  • 4% per coniuge e parenti in linea retta (es. i figli) per i beni di valore superiore al milione di euro.
  • 6% per per fratelli e sorelle, per i beni di valore superiore a 100.000 euro;
  • 6% per parenti fino al quarto grado, senza alcuna soglia minima.
  • 8% per i parenti oltre il quarto grado, senza alcuna soglia minima.

Insomma, si parla di cifre importanti. Se ipotizziamo la donazione di un immobile dal valore di 2 milioni di euro, infatti, si pagheranno:

  • 40.000 euro, se si dona a coniuge o figli;
  • 60.000 euro per parenti fino al quarto grado;
  • 80.000 euro per i parenti fino al quarto grado.

Cos’ha deciso la Cassazione

La sentenza della Cassazione in questione, ovvero la numero 7442, interviene non già sulle donazioni di immobili e in generale di quelle dirette, che quindi vengono sancite con un atto, bensì su quelle informali e indirette.

Le donazioni informali sono quelle che non richiedono per legge un atto.

Le donazioni indirette sono azioni che producono effetti economici simili alle donazioni (ovvero la ricezione di un bene senza corresponsione) ma che non possono essere giuridicamente assimilati alle donazioni medesime.

Ebbene, la Cassazione ha stabilito che per queste tipologie di donazione non si debba pagare l’imposta di donazione. Un bel sollievo, se si considera il ruolo che le “liberalità” incidono nella vita dei comuni cittadini, dei professionisti, delle imprese etc.

Esempi di donazioni tassabili e donazioni non tassabili

Per comprendere meglio la portata dell’intervento della Cassazione possiamo fornire un esempio delle donazioni che, per effetto dell’ultima sentenza, sono soggette a impostazione di donazione e delle donazioni non più soggette a imposta di donazione. Ovviamente l’elenco non è esaustivo, ma comprende le casistiche più frequenti.

Rimangono soggette a imposta: 

  • Donazione di immobili a parenti dal terzo grado in poi;
  • Donazione di immobili a parenti di primo e secondo grado se il valore del bene supera la franchigia (rispettivamente di 1 milione e 100.000 euro).
  • Donazioni in denaro o altri bene che vengono ratificate da atto formale.

Non sono più soggette a imposta:

  • Le donazioni informali, ovvero che non necessitano di registrazione tramite atto formale, come i bonifici ai figli.
  • Le donazioni indirette, che comprendono l’accollo del debito (es. il pagamento del debito per conto terzi), i contratti a favore di terzi, la vendita a prezzo simbolico (che è soggetta ad altra tassazione).

Rimangono non soggette a imposta le donazioni già escluse dall’Agenzia delle Entrate come quelle di modico valore (es. decine o centinaia di euro) a prescindere dal grado di parentela.

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