
Le tasse ambientali sono una realtà da alcuni decenni, almeno in Italia e in Europea. Rappresentano formalmente uno strumento di compensazione e allo stesso di persuasione. In linea teorica, ma sempre più spesso pratica, costituiscono una risorsa utile alle amministrazioni nazionali (e non) che vogliono fornire il contributo per la protezione dell’ambiente.
Le tasse ambientale, al netto degli scopi più che nobili, rimangono tasse. Dunque, è utile fare un paragone tra quelle italiane e quelle europee, magari per comprendere a quanto ammonta la pressione fiscale “green” nel nostro paese.
Tasse ambientali: le cifre dell’Italia
Precisiamo che gli ultimi dati disponibili, per giunta pubblicati di recente, sono già un po’ vecchiotti. Si riferiscono infatti al 2022. Si tratta comunque di un buon anno dal punto di vista statistico, in quanto successivo alla fase acuta della pandemia. Insomma, indagare sul 2022 significa ottenere una fotografia realistica, non viziata da crolli del PIL e idiosincrasie contingenti del sistema economico.
Ad ogni modo, nel 2022 in Italia sono state pagate tasse ambientali per un totale di 23,5 miliardi di euro, una cifra pari all’1,2% del PIL. Si tratta di un dato rilevante, in quanto la media europea è dello 0,8%.
Significativa è anche la provenienza, o per meglio dire i soggetti costretti a pagare le tasse. In Italia, sono le famiglie a pagare – seppur di poco – la quota maggiore di tasse. In Europa il rapporto – sempre con gli stessi termini – si ribalta, e quindi la parte del leone nel pagamento delle tasse ambientale è appannaggio delle famiglie.
A fare peggio di noi, ovvero ad assegnare alle famiglie una quota ancora più preponderante, sono l’Islanda, la Svizzera, la Norvegia, l’Irlanda e la Danimarca.
Tasse ambientali: quali sono
Giunti a questo punto, è bene fornire una definizione chiara e netta di tassa ambientale. Nel gergo comune, questa espressione suonerebbe come generica tassa che riguarda o finanzia la salvaguardia dell’ambiente. In realtà, confini e caratteristiche sono definite dal legislatore, e in particolare dal legislatore comunitario, con estrema precisione.
Una tassa, per essere definita ambientale, deve fare riferimento a una base imponibile peculiare, ovvero una grandezza fisica che ha un inequivocabile impatto negativo sull’ambiente. Per esempio, la benzina.
Le tasse imponibili vengono utilizzate per finanziare progetti ambientali. Più spesso, però, vengono brandite come strumento di persuasione, ovvero per incentivare pratiche ambientaliste. Per esempio, le accise “green” che si pagano sulla benzina, vanno a finanziare gli incentivi sul fotovoltaico e, allo stesso tempo, scoraggiano il consumo di benzina.
Settore energia
- Sovrimposta di confine sui gas incondensabili;
- Sovrimposta di confine sugli oli minerali;
- Imposta sugli oli minerali e derivati;
- Imposta sui gas incondensabili;
- Imposta addizionale sull’energia elettrica di comuni e province;
- Imposta sull’energia elettrica e oneri di sistema fonti rinnovabili;
- Imposta sul gas metano;
- Imposta consumi di carbone;
- Contributo sui ricavi degli operatori del settore energetico a favore dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico;
Trasporto:
- Imposta sulle assicurazioni Rc auto;
- Tasse automobilistiche a carico delle imprese;
- Tasse automobilistiche a carico delle famiglie;
- Imposta sugli aerotaxi;
- Imposta su imbarcazioni e aeromobili;
Inquinamento
- Tributo speciale discarica;
- Tassa sulle emissioni di anidride solforosa e di ossidi di azoto;
- Tributo provinciale per la tutela ambientale;
- Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili.
Ad ogni modo, ecco una lista che contiene le tasse ambientali più importanti.
Come leggere questo dato
Come leggere i dati sulle tasse ambientali in Italia? Di certo, si evince che le tasse gravano più sulle attività improduttive che su quelle produttive. Il motivo di ciò risiede nella quota rilevante assegnata alle famiglie, piuttosto che alle imprese.
Interessante è anche il rapporto sul PIL, che è superiore (e non di poco) rispetto agli altri paesi europei. Insomma, da noi si pagano molte tasse ambientali.
Qui l’interpretazione si fa incerta. Potrebbe essere un segnale dell’attenzione che il legislatore nazionale presta alle tematiche ambientali. Potrebbe però essere il solito segnale di iper-tassazione, di un fisco imponente, con tutto ciò che ne consegue per le tasche dei cittadini.
