Controlli Agenzia delle Entrate

I controlli automatizzati dell’Agenzia delle Entrate non fanno distinzioni: colpiscono grandi e piccoli, liberi professionisti e dipendente.

Alcuni assegnano ai controlli automatizzati un margine di errore cospicuo, altri perorano il loro impiego su larga scala. Il problema è che si possono subire le conseguenze di questi controlli anche se si opera in buona fede. Dunque, è bene capire come sia possibile “sopravvivere” ai controlli, gestirli adeguatamente, in qualche modo difendersi. Ne parliamo qui.

I controlli automatizzati

Per prima cosa, una panoramica sui controlli.

Il sistema di controllo fiscale in Italia ha subito negli ultimi anni una progressiva automazione. A partire dal 2024, con l’intensificazione del programma “data-driven” del Ministero dell’Economia, l’Agenzia delle Entrate ha aumentato in modo sensibile l’uso dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi predittivi.

Nel 2025, il quadro operativo prevede:

  • Incrocio sistematico delle fatture elettroniche con i dati delle CU, dei registri IVA e dei versamenti F24.
  • Monitoraggio in tempo reale di anomalie nei flussi di fatturazione (es. cali improvvisi, concentrazioni sospette di operazioni, incoerenze con gli ISA).
  • Segnalazioni automatiche in caso di mancata trasmissione, duplicazioni, omissioni nei versamenti o errata compilazione di quadri specifici nei modelli dichiarativi.

Alert preventivi inviati tramite PEC o area riservata del portale Fatture e Corrispettivi.

Lo avrete già capito. Non si tratta più di controlli “a campione”, ma di meccanismi continui e silenziosi, che identificano rapidamente chi si discosta da determinati parametri o lascia segni di disallineamento tra i dati inviati all’Agenzia.

In questo contesto, ad essere esposti sono soprattutto i liberi professionisti. Il motivo è semplice: gestiscono spesso la contabilità da soli o con risorse limitate, il ché aumenta il rischio di errori anche banali.

Che succede in caso di controllo

Un controllo automatizzato non arriva con sirene spiegate, ma può comunque innescare un percorso complicato e sgradevole. Tutto comincia con un’anomalia riscontrata dai sistemi dell’Agenzia.

Nella maggior parte dei casi, il primo passo è la comunicazione di irregolarità, inviata tramite PEC o resa disponibile nell’area riservata del contribuente. E’ il famigerato avviso bonario. Il messaggio segnala una possibile anomalia, fornendo un termine per fornire spiegazioni o rettificare i dati.

A quel punto possono succedere tre cose.

Il contribuente dimostra che si tratta di un errore del sistema o di un’informazione già regolarizzata: in tal caso, il fascicolo si chiude senza conseguenze.

Il contribuente riconosce l’errore e provvede al ravvedimento, pagando l’importo dovuto con una sanzione ridotta.

Il contribuente ignora la comunicazione o non fornisce spiegazioni convincenti: in tal caso si passa a una fase di accertamento vero e proprio, con sanzioni ordinarie.

In ogni caso, la gestione dell’avviso bonario è un problema, un fastidio, una fonte di perdite di tempo. Fondamentale dunque è uscire indenni dai controlli.

Come evitare i controlli automatizzati

La buona notizia è che i controlli automatizzati possono essere superati, se si seguono alcune buone pratiche. Qui di seguito trovi una lista di comportamenti che ogni libero professionista dovrebbe adottare nel 2025 per tutelarsi.

Controllare sempre le fatture elettroniche trasmesse

Si tratta di verificare che ogni fattura sia correttamente inviata e ricevuta dal Sistema di Interscambio. Presta particolare attenzione ai dati obbligatori (CIG, CUP, natura IVA, ecc.).

Tale pratica è utile in quanto è proprio questa la causa principale di avviso bonario: errori di trasmissione o omissioni formali.

Verificare la coerenza tra F24, dichiarazioni e versamenti

Si tratta di usare un gestionale fiscale o un foglio di calcolo per tenere traccia degli F24 pagati, delle scadenze rispettate e della corrispondenza con le dichiarazioni presentate.

La verifica è fondamentale poiché il mancato pagamento o il pagamento incompleto di un’imposta genera subito segnalazione automatica. Può bastare il solo inserimento errato di un codice tributo per dare il là a conseguenze nefaste.

Allinearsi ai valori ISA

Prima di presentare la dichiarazione dei redditi è bene esaminare attentamente l’indice sintetico di affidabilità fiscale (ISA) e valutare la possibilità di adeguarsi ai valori minimi previsti per la tua categoria.

Si tratta di una soluzione utile poiché i contribuenti con punteggi ISA alti sono considerati “affidabili” e meno soggetti a controlli. L’adeguamento può rappresentare un piccolo sacrificio economico ma una garanzia di tranquillità.

Evitare cali di fatturato improvvisi e ingiustificati

Se il fatturato subisce una forte variazione rispetto all’anno precedente, è bene preparare una documentazione a supporto: variazione dell’attività, cambiamento del cliente principale, malattia, ec.

Strano ma vero: i sistemi dell’Agenzia delle Entrate segnalano automaticamente chi ha cali di fatturato non coerenti con il contesto economico o con il profilo storico.

Evitare discrepanze tra dichiarazione IVA e spesometro

Il segreto sta nel confrontare l’importo dell’IVA a credito e a debito presente nelle liquidazioni periodiche con quello risultante dalla dichiarazione annuale e dallo spesometro.

Infatti, discrepanze frequenti o rilevanti generano controlli automatizzati. Anche un errore formale può portare a comunicazioni correttive.

Farsi assistere da un professionista aggiornato

Ed ecco il consiglio dei consigli. Anche chi gestisce in autonomia parte della contabilità, è bene affidarsi almeno per le scadenze critiche e le dichiarazioni a un commercialista aggiornato sulle novità normative.

D’altronde i professionisti esperti sanno prevenire errori comuni, anticipare eventuali alert e correggere tempestivamente piccole incongruenze che il contribuente medio non rileva.

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