Rottamazione quinquies

Negli ultimi mesi, il dibattito intorno alla cosiddetta rottamazione quinquies ha assunto contorni sempre più rilevanti. È un tema che tocca direttamente milioni di contribuenti, ma anche le casse dello Stato, e che per questo viene trattato con attenzione tanto in ambito politico quanto tecnico.

In questi giorni, alcune dichiarazioni autorevoli hanno riacceso la discussione: da un lato c’è chi si dice possibilista, dall’altro chi invita alla prudenza. E così, tra aperture e cautele, l’ipotesi di una nuova rottamazione assume contorni sfumati, in un contesto in cui le pressioni sociali e le esigenze di bilancio si intrecciano.

Cos’è la rottamazione quinquies

La rottamazione quinquies rappresenterebbe la quinta edizione delle sanatorie fiscali introdotte negli ultimi anni per permettere ai contribuenti in difficoltà di regolarizzare la propria posizione con il fisco. In pratica, si tratterebbe di una nuova possibilità di saldo agevolato dei debiti fiscali iscritti a ruolo, presumibilmente con la riduzione o l’azzeramento di sanzioni e interessi.

Il motivo per cui questa misura è attesa con crescente interesse risiede nell’attuale contesto economico. Sono ancora tanti i cittadini e le imprese che, complice la lunga crisi post-pandemica e le recenti tensioni inflattive, si trovano nell’impossibilità di adempiere ai propri obblighi tributari. Per loro, una nuova finestra di “pace fiscale” potrebbe costituire una boccata d’ossigeno.

Ma non è solo l’aspetto sociale a rendere la misura rilevante. Anche dal punto di vista delle entrate pubbliche, le rottamazioni hanno spesso consentito allo Stato di incassare somme che altrimenti sarebbero rimaste inesigibili.

Rottamazione quinquies: gli elementi a favore di una sua rapida introduzione

A rilanciare l’ipotesi di una nuova rottamazione è stato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, che in una recente intervista ha mostrato apertura, pur con prudenza, verso questa possibilità. Secondo Leo, l’eventuale introduzione di una rottamazione quinquies potrebbe coesistere con la riduzione dell’IRPEF. Le due misure, ha detto il viceministro, “possono sicuramente viaggiare insieme, ovviamente anche qui dobbiamo trovare le necessarie coperture. Si deve aiutare il ceto medio”.

A sostegno del suo possibilismo, il viceministro ha citato la situazione del magazzino fiscale, a sua detta oggettivamente pesante. Il riferimento è a uno dei problemi strutturali che rendono auspicabile una nuova sanatoria: l’enorme mole di crediti iscritti a ruolo e mai riscossi.

 

Secondo gli ultimi dati, il magazzino fiscale supera i mille miliardi di euro, ma gran parte di questa cifra è costituita da crediti difficilmente esigibili, talvolta nei confronti di soggetti deceduti, falliti o irreperibili. In questo contesto, una nuova rottamazione non solo consentirebbe di recuperare una quota, seppur parziale, di tali crediti, ma permetterebbe anche di “pulire” i bilanci e rendere più efficiente la macchina fiscale. Inoltre, molti contribuenti non sono riusciti a rispettare le scadenze previste dalla rottamazione quater e una nuova misura permetterebbe loro di rientrare nei ranghi.

Non stupisce, quindi, che tra le ipotesi circolanti vi sia quella di inserire la rottamazione quinquies già nella prossima legge di bilancio, con una possibile partenza entro la fine dell’anno.

Rottamazione quinquies: perché la questione è complicata

Tuttavia, l’ottimismo del viceministro non è condiviso da tutti. Anzi, alcune voci autorevoli hanno sollevato più di una perplessità, ponendo l’accento sulle difficoltà tecniche e finanziarie legate a un’eventuale nuova sanatoria.

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio, ad esempio, ha più volte sottolineato che le misure di rottamazione, sebbene utili nel breve periodo per le casse dello Stato, tendono a produrre effetti collaterali nel medio e lungo termine. In particolare, possono indurre nei contribuenti la convinzione che convenga non pagare, nella speranza di future sanatorie. Questo fenomeno, noto come moral hazard, mina l’efficacia del sistema fiscale e crea disuguaglianze tra contribuenti.

Infine, Enrico Flaccadoro, presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della magistratura contabile, ha espresso una posizione critica. Secondo lui, la rottamazione porta certamente dei benefici, ma anche molte conseguenze negative: “rischio di abbassamento dei livelli di compliance, gravi difficoltà operative per l’Agente della riscossione, che verrebbe distolto dai suoi compiti ordinari tralasciando le procedure esecutive”. 

Queste osservazioni gettano un’ombra sull’ipotesi di una nuova pace fiscale. Non tanto perché se ne neghi l’utilità contingente, ma perché si teme che, senza un ripensamento complessivo della riscossione e del rapporto fisco-contribuente, si finisca per perpetuare un modello inefficace e distorsivo.

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