l’IMU è una delle tasse più odiate dagli italiani. Fa riferimento a un bene che nella maggior parte dei casi non viene percepito come redditizio bensì come un peso da sostenere e fautore di problematiche da gestire: la seconda casa.

Senza contare gli aumenti di aliquota che, di tanto in tanto, i comuni (gli enti che la gestiscono dal punto di vista fiscale) predispongono.

Oppure c’è un modo – specifichiamo – legalissimo per ridurre l’IMU. Lo riveliamo qui.

Ridurre l’IMU: la chiave è il canone concordato

Il metodo più efficace per ridurre l’IMU consiste nell’affittare l’abitazione con il canone concordato. 

Per chi non lo sapesse, il canone concordato è una sorta di affitto “calmierato”. In buona sostanza, alcune associazioni che collaborano con gli enti locali stabiliscono, categoria di immobile per categoria di immobile, una soglia oltre la quale il canone è definito “poco sostenibile” dagli inquilini meno abbienti.

Non superare tale soglia consente non agli inquilini di trovare sollievo e al proprietario di casa di godere di alcuni benefici. 

In primis la possibilità di abbassare la cedolare secca, ovvero l’imposta fissa sui redditi da locazione, dal 21% al 10%. 

In secondo luogo, la possibilità – per l’appunto – di ridurre l’IMU. Nello specifico, del 25%.

Si tratta di una riduzione interessante, anche perché l’IMU media si attesta sui 700 euro. Insomma, si parla di un risparmio e può superare i 170 euro all’anno.

Un focus sul canone concordato

Come già precisato il canone concordato viene stabilito da alcune associazioni individuate dagli enti locali. Per inciso, non è sufficiente impostare un canone di locazione secondo i principi del concordato, è necessario ottenere una certificazione da uno di questi enti.

Essa, inoltre, attesta le caratteristiche di salubrità e abitabilità dell’immobile. Solo una volta ottenuta questa certificazione è possibile da un lato accedere alla cedolare secca al 10% e dall’altro procedere con il pagamento dell’IMU ridotta.

Va detto è solo in alcuni casi il gioco vale la candela. Ovvero quando il mercato immobiliare, di per sé, spinge al ribasso i canoni di locazione, tendendo naturalmente canone concordato.

In questo caso lo svantaggio di ridurre il canone è pienamente compensato dei benefici fiscali

In altri casi, la forbice tra canone cosiddetto di mercato e canone concordato è così ampia da rendere i benefici fiscali totalmente insufficienti. Questa dinamica si verifica soprattutto in quei contesti ad alta densità abitativa e in cui gli affitti sono cresciuti parecchio negli ultimi anni.

Il consiglio, dunque, è di fare bene i conti, valutare quanto si perde e quanto si guadagna, riduzione dell’Imu compresa.

La ratio della norma

Al di là di queste considerazioni, La ratio della norma appare palese.

Il legislatore, nello specifico, ha inteso spingere e promuovere il canone concordato associando alla sua adozione dei chiari benefici fiscali. Questi, tra le altre cose, vanno incontro incontro alle esigenze del contribuente medio, il quale per l’appunto tende a percepire il combinato disposto imposte sul reddito di locazione / IMU come una sorta di tassazione doppia.

Lo scopo ultimo è quello di far fronte alle emergenze abitative che ovunque nel nostro paese minano il diritto all’alloggio. Le soluzioni alternative non mancano, ma queste possono essere sviluppate solo nel lungo periodo apre (vedi edilizia popolare).

Vuoi contattarci?