controlli sul regime forfettario

L’Agenzia delle Entrate vara un nuova ondata di controlli sulle partite IVA in regime forfettario. Lo si evince dalle linee guide che l’ente ha anticipato ad alcune testate a tema economico come Italia Oggi.

Si tratta di un vero e proprio giro di vite volto a scovare la quantità maggiore possibili di situazioni di difformità. 

Una pessima notizia per chi ha scelto il regime forfettario? Di norma, verrebbe da dire che chi non ha nulla da nascondere non ha nemmeno nulla da temere. Allo stesso tempo, alcune dichiarazioni d’intenti contenute nelle linee guida fanno riflettere. Ma procediamo con ordine.

I controlli sul regime forfettario

Dunque, in quali direzione si muoveranno i controlli dell’Agenzia delle Entrate? Potremmo individuare, con un certo margine di approssimazione, tre direzioni distinte.

Requisiti di accesso. Il primo elemento che l’ente intende controllare sono i requisiti di accesso, i quali sono innanzitutto reddituali. Ricordiamo che, grazie alle modifiche effettuate in questa legislatura, oggi è possibile accedere al forfettario quando il fatturato annuo non supera gli 85mila euro. Ma c’è anche un altro requisiti di cui tenere conto: la compresenza di redditi da lavoro dipendente. Questi redditi, se presenti, non devono superare i 30mila euro nell’anno solare.

Requisiti di permanenza. Fondamentali sono i requisiti di permanenza. Di nuovo, questi sono principalmente reddituali, ma non solo. Nel mirino, i compensi ai collaboratori, che non devono superare i 20mila euro lordi all’anno. Questa è una delle soglie che i forfettari, in particolare quelli che gestiscono una ditta individuale, violano con maggiore frequenza.

Requisiti di merito. Infine, i requisiti per così dire di merito. Ovvero, le azioni che in maniera più o meno chiara vanno contro lo spirito del regime forfettario o addirittura celano una condizione di difformità. Il riferimento è alla trasformazione artificiosa del lavoro da dipendente in lavoro da forfettario. Insomma, la creazione di false partite IVA. E’ una pratica scorretta, in primo luogo per il lavoratore, ma purtroppo ancora molto diffusa. D’altronde, fa risparmiare (ripetiamo, in modo scorretto) al datore di lavoro parecchio denaro.

Il nodo del quadro RS

Le linee guide citano anche un elemento che in passato ha fatto parlare di sé: il quadro RS. Per inciso, questo quadro riporta le spese sostenute per l’attività.

Un anno fa l’Agenzia ha recapitato una pioggia di lettere di compliance in cui intimava, dietro il pagamento di una multa salata, i forfettari a compilare questo quadro. Peccato che, stante alle disposizione dell’ente, i forfettari non fossero affatto obbligati a farlo. All’epoca sono insorte le associazioni di categoria, sicché le lettere sono cadute nel dimenticatoio e non hanno avuto alcun seguito, in attesa che l’Agenzia delle Entrate chiarisse una volta per tutte il rapporto tra quadro RS e forfettari.

Ebbene, ora lo ha fatto. Il quadro RS deve essere compilato anche dai forfettari, ma solo se hanno sostenuto delle spese per l’attività con fattura. A dire il vero, una evenienza piuttosto rara, se si considera che i forfettari, non potendo dedurre alcunché, non hanno alcun interesse a chiedere fattura. 

Perché questo giro di vite

Vale la pena chiedersi il perché di questo inasprimento. D’altronde, il governo attuale si è sempre dichiarato solidale con i piccoli imprenditori e i professionisti. Leggendo tra le righe, è facile capire le motivazioni di questo nuovo e severo round di controlli.

Lo scopo potrebbe essere quello di controbilanciare l’allargamento delle maglie, l’ampliamento dei requisiti per l’accesso al forfettario e altri benefit più meno chiari e più o meno ambigui. Come? Ovviamente, dichiarando guerra agli abusi.

Per quanto concerne i “benefit aggiuntivi” è impossibile non citare una delle clausole del concordato biennale che sta per essere approvata dal Parlamento. Ovvero, la sanatoria per le partite IVA che aderiscono al concordato biennale. Una sanatoria imponente, in quanto coprirebbe la mancata dichiarazione dei redditi dal 2018 al 2022.

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