Quante tasse paga un artigiano? Si pongono questa domanda coloro che vogliono intraprendere una carriera da artigiano e si apprestano ad aprire una partita IVA. La risposta, come vedremo, è più complessa di quanto si possa immaginare. Il motivo è semplice: a disposizione degli artigiani (ma in realtà anche dei professionisti e delle ditte individuali) vi sono molti regimi.

In questa guida tratteremo i due regimi più comuni, quelli che gli artigiani adottano con maggiore frequenza: il forfettario e l’ordinario.

Il regime forfettario

Il regime forfettario è, a certe condizioni, quello che permette di risparmiare di più sulle “tasse”, intese come imposte sul reddito e sui contributi. Il suo meccanismo si incentra sul concetto di forfait, che riguarda le deduzioni, ovvero le spese che possono essere sottratte dal reddito percepito (il lordo) al momento di pagare imposte e contributi. Nel forfettario, le deduzioni sono fisse. Insomma, non si scarica nulla (eccetto quanto pagato nell’anno precedente per il meccanismo del saldo e dell’acconto).

In cambio di questa deduzione forfettaria, il contribuente ha accesso a una tassazione agevolata sul reddito. Paga un’imposta sostitutiva del 5% o del 15%. La prima aliquota si applica alla fase startup, che è tipica di chi intraprende per la prima volta quell’attività. La seconda aliquota si applica a chi ha in passato già svolto quell’attività o è entrato nel sesto anno della fase startup.

Una domanda a questo punto sorge spontanea: a quanto ammonta la deduzione forfettaria? Dipende dall’attività. Anzi, dall’ATECO, il codice che identifica le attività. Per gli artigiani, è nella maggior parte dei casi del 33%. Tuttavia, esistono alcune eccezioni: chi si occupa di costruzioni e attività immobiliari è soggetto a una deduzione forfettaria del 14%, mentre chi lavora nel settore alimentare gode di una deduzione forfettaria del 60%.

Il regime semplificato e ordinario

Il regime forfettario è molto conveniente, ma in alcuni casi può rappresentare uno svantaggio. Ovvero, quando le spese che si sostengono per l’esercizio professionale, in questo caso da artigiano, superano in media la deduzione forfettaria. In questo caso, è bene passare al regime semplificato (come minimo), che consente di “scaricare” tutti i costi che hanno a che vedere più o meno direttamente con la propria professione. In tal modo, è possibile ridurre l’imponibile in modo significativo, più di quanto consenta la deduzione forfettaria del regime forfettario.

Per il resto, cosa cambia rispetto al forfettario? Beh, cambia molto. Soprattutto, cambiano le imposte sul reddito. In questo caso non si paga un’imposta sostitutiva ma direttamente l’IRPEF. Questa va calcolata sommando tutti i redditi, dettaglio non di poco conto se sussistono altre fonte di guadagno, e secondo gli scaglioni classici:

  • 23% per redditi fino a 28mila euro;
  • 35% per redditi superiori a 28mila euro e inferiori a 50mila;
  • 43% per redditi superiori a 50%

In entrambi i casi, forfettario e semplificato, bisognerà pagare poi un contributo camerale (per l’iscrizione alla Camera di Commercio) pari a 50 euro all’anno.

Per quanto concerne l’apertura della partita IVA in sé, questa è generalmente gratuita. Tuttavia, vanno considerati i costi del commercialista. C’è chi “si apre la partita IVA da solo”, ma è una soluzione sconsigliata, in quanto è meno semplice di quanto si possa immaginare e l’errore è dietro l’angolo.

Il nodo dei contributi

Soprattutto se si lavora in regime forfettario startup, le imposte sul reddito rappresentano solo una piccolissima parte del problema. Il grosso dei pensieri è scatenato dai contributi. Anche perché gli artigiani fanno riferimento a una gestione particolare, specifica: la Gestione Artigiani INPS. Questa, a differenza della Gestione Separata (che caratterizza molte professioni) impone il pagamento dei contributi non esclusivamente sulla base del reddito imponibile, ma un fisso.

Nello specifico, questo fisso corrisponde a 4427,04 euro. Ciò significa che, per quanto paradossale possa sembrare, se un artigiano guadagna poco, magari 4000 euro, dovrà rimetterci di tasca propria per pagare i contributi.

Come se non bastasse, questo fisso… Non è poi così fisso. O, almeno, è tale solo per i redditi fino a 18.415 euro. Nel caso si superasse questa soglia, si pagherebbe il 24% sul reddito eccedente.

Per fortuna, c’è la possibilità di ridurre, e non di poco, i contributi versati. Chi apre la partita IVA da forfettario, a prescindere che sia un neo artigiani o venga dal semplificato, può accedere alla riduzione del 35% dei contributi. 

Ma c’è un però. In questo caso, verranno riconosciuti i mesi di anzianità corrispondenti non già ai contributi che si dovrebbero pagare, ma a quelli effettivamente pagati. In media, per chi genera redditi bassi, la riduzione dei pasi è pari al 15%.

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