
La legge di bilancio 2025 porterà con sé molte novità. Tra le più interessanti, quelle che riguardano le nuove detrazioni fiscali, da sempre croce e delizia per i contribuenti. “Croce” in quanto sovente complesse, e quindi fonte di perdite di tempo se non addirittura di errori in sede di dichiarazione dei redditi. “Delizia” in quanto realmente capaci di far risparmiare del denaro.
In questo articolo parliamo del sistema di detrazioni che il legislatore, o per meglio dire il Governo, ha in cantiere per l’anno venturo.
Le soglie
Iniziamo col dire che anche nel caso delle nuove detrazioni si sta pensando a un sistema progressivo, dunque in linea con il dettame costituzionale. Allo stesso tempo, e come è avvenuto anche per l’IRPEF, gli scaglioni sono ridotti a tre. A ciascuno di essi, poi, è assegnato un tetto per la detrazioni. Tetto che, è bene specificarlo, si preannuncia come assoluto e fisso. Ovvero, espresso in termini numerici (non percentuali) e immutabile. Ecco un prospetto:
- Redditi entro i 50.000 euro: tetto massimo per le detrazioni pari a 8.000 euro;
- Redditi tra i 50.001 e i 100.000 euro: tetto massimo per le detrazioni pari a 6.000 euro;
- Redditi superiori a 100.000 euro: tetto massimo per le detrazioni pari a 4.000 euro;
Il montante delle detrazioni va calcolato tenendo conto di quelle già in essere. Per esempio, quelle relative ai bonus ristrutturazioni percepiti. Sono esclusi invece le rate del mutuo.
Per quanto concerne invece il calcolo delle detrazioni per singola voce, non sono previsti cambiamenti. Per esempio, le spese mediche vanno detratte al 19%.
Non dovrebbe cambiare nulla nemmeno sul fronte dei soggetti ammessi al sistema detrattivo, ovvero dipendenti e titolari di Partita IVA non forfettaria. Come al solito, i forfetari sono esclusi, in quanto per loro le detrazioni, anzi le deduzioni, sono fisse e in percentuale sul reddito loro (a seconda del coefficiente di redditività del codice ATECO).
Il calcolo del reddito per le nuove detrazioni fiscali
La vera novità riguarda il calcolo non già delle detrazioni, ma del reddito. Infatti, verrà introdotto il cosiddetto Reddito di Riferimento. A sua volta, esso è frutto del Reddito Complessivo Familiare moltiplicato per un coefficiente specifico, leggermente diverso dal vecchio quoziente familiare, e noto (per ora) come “numero di parti”.
Tale coefficiente è così declinato.
- Contribuente singolo: coefficiente 1;
- Contribuente single e un familiare: coefficiente 1,5;
- Contribuente single e due familiari: coefficiente 2;
- Contribuente single e almeno tre familiari: coefficiente 3;
- Contribuente con coniuge: coefficiente 2;
- Contribuente con coniuge e un familiare: 2,5;
- Contribuente con coniuge e due familiari: 3;
- Contribuente con coniuge e almeno tre familiari: coefficiente 4.
Proviamo a fare un esempio.
Immaginiamo un nucleo familiare composto da due coniugi e un bambino. Il padre ha un reddito di 60.000 euro lordi, la madre ha un reddito di 20.000 euro lordi. Quanto potranno detrarre?
Ecco il calcolo.
Reddito Complessivo Familiare: 80.000 euro lordi.
Coefficiente familiare: 2,5.
Reddito di riferimento: 32.000 euro
Dunque, per il nucleo familiare in esame il tetto delle detrazioni è pari a 80.000 euro.
La ratio del Governo
La ratio del Governo è palese. Il primo obiettivo è quello di semplificare un istituto, quello delle detrazioni, che sa sempre appare complesso.
Un altro obiettivo, è quello di preservare le dinamiche di progressività, che fungono da conditio sine qua non per la compatibilità della misura alla Costituzione.
L’obiettivo più importante, tuttavia, è legare i benefici fiscali alla condizione familiare, in modo da premiare le famiglie numerose e incentivare così alla natalità.
