regime degli impatriati

Il regime forfettario è sicuramente tra i più conosciuti e apprezzati dai titolari di partita IVA in Italia. Semplice da applicare, caratterizzato da una tassazione ridotta e da pochi adempimenti contabili, rappresenta spesso la prima scelta per chi avvia un’attività. Tuttavia, non è l’unico regime agevolato a disposizione.

Esiste infatti un’altra opzione meno nota, ma in molti casi sorprendentemente vantaggiosa: il regime degli impatriati. Pensato per una specifica categoria di persone, questo regime consente di beneficiare di una consistente riduzione dell’imponibile su cui calcolare le imposte.

Ne parliamo nell’articolo che segue. In particolare vedremo:

  • Che cos’è esattamente il regime degli impatriati e a chi si rivolge;
  • Quante tasse si pagano realmente con questo regime;
  • Un confronto dettagliato con il regime forfettario;
  • Quando conviene e quando invece è preferibile un altro regime.

Cos’è il regime degli impatriati

Partiamo dalle basi, ovvero dalle agevolazioni. Il regime degli impatriati è un’agevolazione fiscale introdotta per incentivare il rientro in Italia di lavoratori e professionisti qualificati che abbiano maturato esperienze all’estero.

L’obiettivo del legislatore è duplice: da un lato contrastare la “fuga dei cervelli” offrendo una motivazione economica per tornare, dall’altro attrarre nuove competenze dall’estero, contribuendo alla crescita dell’economia interna. D’altronde, non è riservato ai soli italiani, a chi ha la cittadinanza italiana (sarebbe incostituzionale).

Infatti, possono accedere a questo regime i cittadini italiani o stranieri che trasferiscono la residenza in Italia dopo aver vissuto all’estero per almeno due anni consecutivi e che svolgono un’attività lavorativa, imprenditoriale o professionale nel nostro Paese.

Quante tasse si pagano con il regime degli impatriati?

Il vantaggio principale del regime degli espatriati, a differenza del forfettario, si concretizza esclusivamente nella riduzione dell’imponibile: in linea generale, solo il 50% del reddito prodotto in Italia è soggetto a tassazione. In alcuni casi specifici (come trasferimento in regioni del Sud o presenza di figli minori), la percentuale può scendere fino al 10%.

A differenza del forfettario, in cui si applica un’imposta sostitutiva fissa, nel regime degli impatriati le imposte si calcolano secondo le aliquote IRPEF ordinarie, ma sull’imponibile ridotto.

Ma facciamo un esempio pratico.

Immaginiamo un libero professionista che:

  • Produce un reddito annuo lordo di 60.000 euro;
  • Rientra nei requisiti per il regime degli impatriati con riduzione del 50%.

Il suo imponibile sarà:

  • 60.000 euro × 50% = 30.000 euro
  • L’IRPEF da corrispondere sarà:
  • 23% su 5.000 € = 3.450 €
  • 25% su altri 15.000 € = 3.750 €
  • Totale IRPEF = 7.200 euro

Per ragioni di semplificazione, abbiamo escluso eventuali detrazioni e deduzioni (es. spese professionali, familiari a carico, contributi). Queste si applicano a parte, ma poco male: generalmente, rendono il carico fiscale ancora più leggero.

Forfettario o impatriati? Il confronto

Confrontare il regime degli impatriati con il regime forfettario è utile per capire quale sia la scelta più adatta al proprio caso, ovviamente nel caso in cui si abbia diritto a entrambi.

Ma ecco una tabella riassuntiva.

Caratteristica Regime Forfettario Regime degli Impatriati
Tassazione 15% o 5% (sostitutiva) IRPEF ordinaria su 50% del reddito
Limite di reddito 85.000 € Nessun limite specifico
Durata Illimitata, salvo decadenza 5 anni (estendibili a 10 in casi particolari)
Deduzioni e detrazioni Non consentite Ammesse su quota imponibile
Contributi INPS Su reddito forfettario Su reddito effettivo (intero)
Adempimenti contabili Ridotti Ordinari

 

Il regime agevolato è sempre conveniente?

Soffermiamoci per un attimo sul forfettario. Spesso si dà per scontato che, al netto di casi specifici (es. quelli che consentono l’accesso al regime degli impatriati), sia sempre la scelta più vantaggiosa. In realtà, non è così in tutti i casi.

Il regime forfettario calcola il reddito imponibile applicando un coefficiente di redditività prestabilito in base all’attività svolta (es. 78% per i liberi professionisti). Si tratta di un vantaggio, non c’è dubbio, ma solo se le spese legate alla professione sono coperte, e magari risultano inferiori, a questa specie di deduzione forfettaria. In tutti gli altri casi, il forfettario potrebbe non convenire.

Inoltre,il forfettario potrebbe non convenire se si prevede di superare gli 85.000 euro di ricavi annui. In questo caso, si rischia di decadere dal regime già durante l’anno, con conseguenze fiscali e gestionali importanti. Ecco che, per paura di tali conseguenze, il professionista tende a fatturare meno, e quindi a guadagnare meno. In tal caso, il forfettario diventa una sorta di gabbia.

Il regime degli impatriati, dal canto suo, non ha limiti di fatturato, consente di dedurre le spese e può risultare molto più conveniente in termini assoluti, soprattutto per chi produce redditi elevati e ha molti costi da scaricare.

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