
La NASpI è più di un semplice sollievo per chi si trova in uno stato di disoccupazione: è un vero e proprio salvagente che, seppur per un tempo limitato, mette al riparo le persone dalla povertà. Da alcuni, però, viene vista come uno strumento un po’ rigido, che impedisce (forse un po’ paradossalmente) di svolgere attività in grado di reintegrare il singolo nel mondo del lavoro.
Il riferimento è proprio al rapporto tra NASpI e partita IVA, che appare quanto meno complesso. La domanda che molti si pongono, infatti, è: la partita IVA è compatibile con la NASpI? Risponderemo a questa domanda nei prossimi paragrafi.
Come funziona la NASpI
Prima di chiarire il rapporto tra NASpI e partita IVA, è bene spiegare come funziona.
La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è un’indennità di disoccupazione destinata ai lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il lavoro. Possono accedere alla NASpI coloro che hanno almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni e 30 giornate lavorative nei 12 mesi precedenti la cessazione del rapporto.
L’importo varia in base alla retribuzione media mensile: si calcola il 75% della media se questa non supera una certa soglia, con una riduzione progressiva dopo il quarto mese. La durata massima è di 24 mesi. La domanda deve essere presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del lavoro. L’indennità è soggetta a tassazione IRPEF, ma non ai contributi previdenziali.
Il rapporto tra NASpI e Partita IVA
Partiamo col dire che la partita IVA può essere compatibile con la NASpI, ma solo in specifiche situazioni, le quali riguardano principalmente il reddito.
Di certo, chi percepisce la NASpI e ha una partita IVA è soggetto ad alcuni obblighi formali e sostanziali, tra cui dichiarare il fatturato. Un’operazione meno semplice di quanto si possa immaginare, anche perché molti aprono la partita IVA dopo aver perso il lavoro e quindi, di fatto, non hanno un fatturato effettivo da dichiarare.
Dunque, è bene distinguere tra i seguenti scenari.
Partita IVA già esistente. È il caso certamente più comune. D’altronde, è in crescita il numero di lavoratori che, per arrotondare, lavorano anche in regime di lavoro autonomo. Ovviamente, questo caso non riguarda i dipendenti pubblici a tempo pieno, i quali hanno il divieto tassativo di operare al di fuori del proprio posto di lavoro (con alcune rare eccezioni). Ad ogni modo, chi intende percepire la NASpI e possiede già una partita IVA è chiamato semplicemente a dichiarare il reddito percepito nell’ultimo anno.
Partita IVA aperta dopo la perdita del lavoro. Si tratta di un caso più raro ma comunque consistente ed è frutto di una scelta di buon senso: il lavoratore perde il posto di lavoro e cerca di intraprendere un’attività professionale o anche solo di vendita di prodotti per generare il reddito sufficiente al suo mantenimento. Nel caso specifico, se vuole ottenere la NASpI, deve dichiarare non il reddito percepito, bensì il reddito presunto.
Quando NASpI e Partita IVA sono compatibili
Lo abbiamo già detto: la NASpI e la partita IVA sono compatibili. Resta da capire in quali circostanze. I due istituti sono compatibili quando il reddito generato dalla partita IVA, già percepito o presunto che sia, non supera una certa soglia, ovvero i 4.800 euro lordi all’anno.
Ma non è tutto. Le partite IVA che richiedono la NASpI e hanno guadagnato una cifra inferiore ai 4.800 euro lordi all’anno godono di un trattamento speciale: subiscono una decurtazione della NASpI proporzionale al reddito da lavoro autonomo.
Il meccanismo è in realtà molto semplice: si sottrae dalla NASpI spettante (in assenza di partita IVA) l’80% del reddito percepito mediante lavoro autonomo.
Facciamo un esempio: ipotizziamo che un individuo abbia incassato 2.000 euro grazie alla sua partita IVA. Egli può comunque accedere alla NASpI, ma questa sarà decurtata di 1.600 euro.
Insomma, siamo di fronte a dei limiti piuttosto rigidi. Ciò nonostante, molti preferiscono rischiare di perdere la NASpI piuttosto che rinunciare alla partita IVA e quindi alla possibilità di generare reddito fin da subito.
