
Come ogni anno in estate, emergono i primi rumor e le prime dichiarazioni sulla manovra finanziaria. Quella del 2025 promette molte novità ma potrebbe nascondere anche qualche insidia. Da un lato si apprezza una rincuorante tensione verso il taglio delle tasse; dall’altro, la solita mancanza di risorse. Ma vediamo cosa bolle in pentola.
Il solito problema: il denaro
L’ostacolo da superare è sempre lo stesso: il ristretto margine di movimento, la pochezza delle risorse a disposizione. Da questo punto di vista, si segnalano tre notizie, di cui due cattive e una buona.
Le cattive notizie riguardano l’obbligatoria interlocuzione dell’Unione Europea e i cronici problemi di bilancio. La UE ha ri-posto sotto osservazione l’Italia, dopo alcuni anni di relativa tranquillità, dunque le spese eccessive non saranno ammesse. Come se non bastasse, il Governo è chiamato a ridurre il deficit, visto che quello del 2023 si è attestato al 7,4%.
Di norma, i problemi di bilancio trovano sollievo in caso di crescita spinta. Purtroppo, non sembra questo il caso. Si stima infatti un aumento del PIL nel 2023 di appena l’1%, che è meglio di niente ma non sufficiente a porre in essere dei margini di spesa significativi.
In compenso, la buona notizia è buona per davvero. Secondo le stime del Governo, a fine anno ad attendere il Ministero dell’Economia ci sarà un discreto tesoretto, frutto di un aumento imprevisto delle entrate fiscali. Il tesoretto in questione dovrebbe ammontare a 10 miliardi. Un dettaglio non di poco conto, visto che la manovra finanziaria 2025, o per meglio la Legge di Bilancio, dovrebbe valore sui 25 miliardi.
Il ministro Giorgetti ha comunque professato prudenza e ha dichiarato di voler attendere gli ultimi mesi dell’anno prima di considerare questo tesoretto come acquisito.
IRPEF, cuneo fiscale e detrazioni fiscali
Parliamo ora alle misure che potrebbero essere introdotte con la manovra finanziaria. Partiamo da quelle più o meno certe, o che almeno vantano un riscontro nelle dichiarazioni degli esponenti di governo.
Innanzitutto, si pensa a una proroga della riforma IRPEF, la quale prevede la riduzione a tre degli scaglioni IRPEF.
- Fino a 28.000 euro, 23%
- Da 28.001 euro a 50.000 euro, 35%
- Oltre i 50.001 euro, 43%.
Un’altra misura più che probabile è la proroga del taglio del cuneo fiscale, banalmente le tasse sul lavoro, che dovrebbe coinvolgere i lavoratori dipendenti. Il taglio dovrebbe attestarsi sui 6-7 punti percentuali per i redditi rispettivamente pari o inferiori a 25mila euro e pari o inferiori a 35mila euro.
Infine, si ragiona sulle detrazioni fiscali, in particolare su quelle associate ai lavori edili. Fino a qualche mese fa, sull’onda degli strali lanciati contro il Superbonus, si pensava a una riduzione delle aliquote, in particolare di quella per ristrutturazioni edilizie non riqualificanti dal punto di vista energetico (dal 50% al 36%). Le voci di corridoio, invece, parlano di una conservazione dell’aliquota.
Le misure che potrebbero essere varate
Tutto il resto, è assolutamente in forse. Si possono comunque prevedere le direttrici lungo le quali si snoderà l’azione di Governo.
- Incentivi alle assunzioni, che è il tema più caldo, soprattutto considerando l’indirizzo di governo.
- Premi di produzione, in linea con l’attenzione che la maggioranza presta al tema della produttività.
- Flessibilità in uscita, tema molto caldo in quanto capace di causare uno scontro con i sindacati.
- Welfare, tema che vive della tensione tra lo scetticismo verso le misure assistenziali e la necessità di fornire sollievo a chi è più in difficoltà.
