L’intelligenza artificiale è qui per restare. Questo è ormai ovvio anche ai più scettici. E d’altronde ha fatto irruzione, nella sua forma più compiuta (quella generativa) più di un anno fa, facendo segnare progressi sorprendenti.

Talmente sorprendenti da innescare accesi dibattiti tra i fautori e tra i detrattori. Tra chi la considera come la panacea di tutti i mali e l’alfiere di un futuro migliore; e chi teme il sopraggiungere di una terribile distopia.

Come al solito, la verità sta nel mezzo. L’intelligenza artificiale è uno strumento, certo potente, certo rivoluzionario, ma come tutti gli strumenti è suscettibile all’uso che se ne fa. Dunque sì, è sia una minaccia sia un’opportunità. Lo è soprattutto per i professionisti, che possono decidere di ignorare il fenomeno e lasciarsi sopraffare da esso, o cavalcarlo per raggiungere un livello successivo e arrivare prima degli altri al futuro che è alle porte.

Qui di seguito parliamo dell’impatto dell’intelligenza artificiale, dei rischi e delle opportunità che pone d’innanzi. Parliamo, ovviamente, del corretto approccio da adottare. Come sempre, a beneficio dei professionisti e delle imprese.

Perché l’intelligenza artificiale rivoluzionerà il mondo

Sarà capitato anche a voi di rimanere stupefatti di fronte a un’immagine generata dall’AI, oppure davanti a un testo che, brillando per profondità e scorrevolezza, si è rivelato scritto non già da un umano ma da ChatGPT e simili.

Ebbene, il senso di stupore è solo uno dei segni della potenza dell’intelligenza artificiale intesa come tecnologia recente, ovvero come generativa.

Ma perché è così rivoluzionaria? Perché è destinata a cambiare il mondo? Semplice: è la prima volta che, a essere oggetto di automazione, non è un’attività fisica, ripetitiva o comunque a basso impegno intellettuale. Bensì, le attività creative, dell’ingegno. Dall’arte figurativa alla scrittura, passando per l’editing video… Tutto rischia di essere replicato – se non ora, a breve – dall’intelligenza artificiale.

Ogni cambiamento è foriero di rischi e opportunità. A maggior ragione se il cambiamento è epocale. Dunque, è bene fare una panoramica degli uni e delle altre.

I rischi dell’intelligenza artificiale

Partiamo dai rischi. Il primo è più concreto e potrebbe palesarsi nel breve-medio termine: l’aumento della disoccupazione. Se molte delle attività, se non tutte, possono essere ora svolte dall’intelligenza artificiale, è facile pensare che molte aziende sostituiranno i lavoratori con un software. Questo rischio è elevato soprattutto per i professionisti che lavorano in regime di autonomia, e che quindi non sono protetti da contratti collettivi.

A questo punto gli ottimisti controbattono con due scenari: nel primo, l’AI porta con sé nuovi lavori, sicché i potenziali disoccupati verrebbero riassorbiti; nel secondo, si lavorerà effettivamente di meno, ma la ricchezza verrà distribuita mediante un reddito universale, sancendo la libertà dell’uomo dal lavoro. 

Eppure il secondo rischio più grande, quello del lungo periodo, fa riferimento proprio a questo scenario. Anche qualora rimanessero in pochi a lavorare, e tutti venissero foraggiati da un ipotetico reddito universale, si verrebbe a creare una situazione pericolosa. Una situazione in cui l’uomo, più che alla libertà, sarebbe condannato all’irrilevanza e all’inutilità.

Le opportunità dell’intelligenza artificiale

Ovviamente, le opportunità non mancano. Per fortuna, quando si parla di opportunità, il discorso si fa più concreto, l’orizzonte si avvicina e si giunge nel dominio delle azioni che si possono intraprendere qui e ora.

La prima opportunità consiste nel risparmiare tempo. Se è vero che già oggi l’intelligenza artificiale è in grado di svolgere azioni complesse, perché non utilizzarla per le proprie attività? Ovviamente, nel rispetto della volontà dei propri clienti e con l’obiettivo di mantenere alti gli standard di qualità. 

L’intelligenza artificiale, poi, consente a prezzi modici o addirittura in via del tutto gratuita di fare cose che prima non si poteva fare, di colmare alcuni gap di conoscenza e skill che impedivano di svolgere determinate attività. Insomma, con un po’ di impegno, permette di offrire nuovi servizi.

Infine, l’intelligenza artificiale permette di intraprendere carriere nuove, in ogni senso. Ovvero di esercitare professioni nate proprio grazie all’intelligenza artificiale. E’ tutto in divenire, sia chiaro, ma ci si può portare avanti imparando a usare questi nuovi strumenti con efficacia e professionalità.

Come affrontare il cambiamento

Ed è proprio questo l’approccio giusto: formarsi, sperimentare, imparare. E’ bene familiarizzare prima e dominare poi i software di intelligenza artificiale, in modo da trasformarli in arma a proprio vantaggio, ridurre il rischio di farsi sopraffare, da farsi trovare pronti in caso di cambiamenti radicali nel mondo del lavoro. Senza, ovviamente, pensare che i software di AI siano bacchette magiche: il contributo umano è ancora determinante. 

Ragionare sull’impatto nel medio e lungo periodo è utile, come minimo è un interessante esercizio professionale. Non bisogna dimenticare, però, che l’intelligenza artificiale è qui, in questo preciso momento. Dunque, imparate a utilizzarla mettendo al bando le paura, e dicendo sì all’impegno e alla disciplina.

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