
È stato il viceministro Leo a dare la buona notizia: il Bonus Befana si trasformerà in Bonus di Natale.
Questi giochi di parole fanno riferimento all’anticipo di una misura che, benché sia tutt’altro che strutturale, promette di dare un po’ di sollievo a una parte consistente di italiani.
Ma procediamo con ordine, presentando la misura, le novità degli ultimi giorni e comunicate dal viceministro, specificando la platea di beneficiari.
In cosa consiste il bonus
Il bonus consiste in 100 euro esentasse in busta paga. Dunque, è destinato solo ai lavoratori dipendenti. In origine, era stato pensato per la busta paga del mese di gennaio, a tal punto da essere soprannominato “Bonus Befana”.
Il Governo, però, ha deciso all’ultimo di inserirlo in quella di dicembre, in modo da consentire alle famiglie di spendere di più in un periodo nevralgico (quello natalizio, per l’appunto).
Il bonus andrà richiesto direttamente al datore di lavoro, attraverso un modulo ad hoc in cui si dichiara il possesso dei requisiti.
Chi beneficerà del bonus
Il bonus è destinato a chi ha un reddito inferiore ai 28.000 euro lordi all’anno. Lo scopo, dunque, è quello di recare sollievo ai ceti medio bassi. Fin qui niente di nuovo. Da alcuni anni a questa parte, quando vi è spazio per emolumenti di questa entità, si tende a prediligerire che fa più fatica ad andare avanti.
Tuttavia, questo bonus vanta un elemento di novità. Infatti, non basterà avere un reddito basso per ottenere i 100 euro. È necessario, in aggiunta, avere un coniuge e dei figli a carico. D’altronde, la misura è l’espressione della volontà, più volte paventata di questo governo, di favorire (laddove possibile) le famiglie con prole.
Ovviamente, questo approccio consente al governo di stanziare un budget minore e quindi di rendere il bonus più sostenibile per le finanze pubbliche. La platea di beneficiari, infatti, dovrebbe aggirarsi sul milione di persone.
Sono comunque previste eccezioni. Per esempio, sarà possibile usufruire del bonus anche se si fa parte di una coppia di fatto o di una famiglia monogeniterile a patto che vi sia “la mancanza del coniuge”. Questa espressione fa riferimento ai casi in cui il coniuge è deceduto, non ha riconosciuto un figlio biologico, un giudici ha ratificato l’abbandono familiare.
I propositi del governo
Il vice ministro Leo ha approfittato per fare il punto sui propositi del governo, fino a tracciare una sorta di road map.
Nello specifico, ha dichiarato che si punta ad abbassare le tasse al ceto medio. Come? Molto banalmente diminuendo le aliquote dello scaglione centrale e, allo stesso tempo, alzando i limiti di quest’ultimo.
L’esponente dell’esecutivo non ha lesinato dettagli: la soglia dello scoglione centrale dovrebbe raggiungere i 60 mila euro lordi all’anno, mentre l’aliquota dovrebbe passare dal 35% al 33%.
Alcuni commentatori hanno obiettato che un reddito di questo tipo non può essere considerato medio, assegnando al governo la volontà di favorire i più ricchi. Non di meno, la suggestione di spingere l’economia detassando chi ha comunque una certa capacità di spesa non è assolutamente una novità.
Il viceministro si è detto fiducioso in quanto le entrate si sono rivelate più alte del previsto, ponendo in essere un margine di reazione più corposo per l’azione di governo.
