
Da alcuni l’Agenzia delle Entrate è considerata troppo severa, quando si parla di controlli. Da altri – pochi a dire il vero – è considerata troppo morbida. Certo è che basta poco per far scattare l’allarme e attirare su di sé le attenzioni del fisco. Il riferimento è soprattutto ad alcuni specifici movimenti di denaro.
Proprio di questi parleremo nella guida che segue. Presenteremo i movimenti di denaro da evitare e forniremo consigli per operare in piena legalità e sicurezza.
La questione dei movimento di denaro
La questione tiene banco per un motivo specifico: il monitoraggio dei movimenti di denaro è uno dei pochi strumenti veramente efficaci di cui l’Agenzia delle Entrate dispone per intercettare, quasi in tempo reale, episodi di evasioni fiscale.
Lo è da un po’ di anni. Ovvero da quando, nel vicino 2011, le banche e gli istituti finanziari hanno l’obbligo di comunicare all’Anagrafe Tributaria saldi e movimenti dei correntisti. Per inciso, la norma è stata introdotta con il discusso Decreto Salva Italia dell’allora presidente del Consiglio Mario Monti.
In buona sosstanza, se lo desidera, l’ente può verificare i movimenti di denaro (oltre che i saldi) e scovare tutte quelle anomalie che suggeriscono la sussistenza di una evasione fiscale, del lavoro in nero etc.
I movimenti di denaro sospetti
Ovviamente, ciò non deve indurre alla paura. L’ente tende ad allarmarsi, se così si può dire, in casi specifici. Allora è bene conoscere questi casi specifici, che poi corrispondono ai movimenti di denaro sospetti. In tal modo, si eviterà – magari in buona fede – di porsi in automatico sotto la lente indagatrice del fisco.
Prelievi e versamente corposi di contante
Il limite per i pagamenti in contanti è fissato a 5000 euro. Dunque, tutti i prelievi superiori a questa somma generano un sospetto, soprattutto se il correntista detiene una partita IVA. Tale prelievo, infatti, potrebbe essere scambiato per il tentativo di pagare in nero un dipendente.
Di converso, ma sostanzialmente per il medesimo motivo, non è visto un cattivo occhio un versamente ingente, oppure minore ma continuativo. L’ente potrebbe chiedersi: quel denaro giunge per caso da lavoro in nero?
Movimenti con paesi esteri
La situazione qui si fa più seria. I movimenti da e per paesi esteri, soprattutto quelli classificabili come paradisi fiscali, possono essere visti come un tentativo maldestro di riciclaggio, oppure come passaggio di denaro “sporco”. Il pericolo è così sentito che, a fare la segnalazione, è spesso il medesimo Istituto di Credito. Eppure può capitare che il cittadino medio, in perfetta buona fede, sposti denaro da un paese all’altro, magari per aiutare un parente lontano.
Bonifici da privati ingiustificati
Ebbene sì, anche i bonifici tra privati, qualora non siano giustificati da una causale solida e non fraintendibile, possono allertare il fisco.
Il motivo è sempre lo stesso: la presunzione dell’esistenza di un rapporto di lavoro non dichiarato. Ovviamente, è raro che giunga una cartella per il classico rimborso all’amico che ha pagato al posto nostro la pizzeria o la cena, piuttosto che un regalo in formato colletta, ma bisogna comunque stare attenti.
La strada verso la sicurezza può sembrare un campo minato. In realtà, basta seguire un principio: fare in modo che tutti i movimenti di denaro siano tracciabili, e che abbiano un motivo formalmente dichiarato: un rapporto di lavoro, un atto ufficiale (pensiamo ai rogiti) etc.
