Il forfettario è un regime così apprezzato da diventare quasi la norma, almeno tra i liberi professionisti. Tuttavia, ha un problema: il limite di 85mila euro.

Possono sembrare tanti ma alcuni ci arrivano facilmente, ovvero coloro che devono affrontare molti costi operativi e che quindi sono “costretti” a generare un lordo elevato per ottenere un netto soddisfacente.

Dunque, il problema del superamento del limite c’è e si fa sentire. Il problema è che lo si può superare quasi senza accorgersene. Esistono occorrenze cui spesso non si fa caso che possono generare reddito imponibile quasi alla chetichella. Le vediamo qui.

Incassi tardivi

Uno degli rischi più subdoli riguarda gli incassi riferiti a prestazioni svolte l’anno precedente ma incassati in quello successivo.

Nel forfettario vale il principio di cassa: contano solo gli incassi effettivi, indipendentemente da quando è stata emessa la fattura o svolto il servizio. Questo può generare confusione e portare facilmente allo sforamento della soglia degli 85.000 euro.

Per esempio, se a dicembre emetti una fattura da 10.000 euro ma il cliente paga a gennaio, quel compenso rientra nell’anno nuovo. Sommato agli incassi correnti, può farti sforare i limiti senza che tu te ne accorga. Il rischio è doppio: oltre al superamento della soglia, potresti anche perdere l’accesso al regime forfettario già dall’anno successivo.

Il consiglio? A fine anno, tieni sempre conto delle fatture ancora da incassare e valuta se sollecitare i pagamenti o posticiparli strategicamente, in base alla tua situazione fiscale.

Rimborsi spese

Nel regime forfettario, i rimborsi spese rappresentano una delle trappole più comuni. Anche se si tratta di costi che hai sostenuto per conto del cliente — come viaggi, pernottamenti o materiali — quando li inserisci in fattura, vengono considerati parte del tuo reddito.

Non importa se hai allegato lo scontrino o hai specificato che si tratta di una spesa anticipata: se il rimborso non è documentato con precisione e non rientra in un contratto ben definito, per il fisco è a tutti gli effetti un compenso. Questo significa che anche solo 3-4 missioni con rimborsi importanti possono alzare il tuo volume d’affari ben oltre quanto previsto.

Premi e bonus

Molti professionisti ricevono, in aggiunta al compenso pattuito, bonus o premi di risultato, magari sotto forma di incentivi commerciali, provvigioni straordinarie o regalie aziendali monetizzabili.

Queste somme, anche se percepite in modo saltuario, si sommano al volume d’affari. Ecco dove sta il rischio: spesso non vengono pianificate né attese, e per questo non entrano nel calcolo previsionale.

Un premio ricevuto a novembre o dicembre può far lievitare i ricavi oltre il limite del forfettario, con conseguenze fiscali importanti. Il consiglio è semplice: se sei in prossimità degli 85.000 euro, valuta attentamente quando farti erogare bonus e premi.

Fatturazione di più attività

Molti professionisti svolgono più di un’attività, registrando più codici ATECO. Nulla di male, anzi: può essere una strategia utile per diversificare i guadagni. Tuttavia, c’è un aspetto poco noto: il limite degli 85.000 euro si applica alla somma delle attività.

Se quindi emetti 60.000 euro di fatture come consulente e 30.000 come formatore, ai fini del forfettario hai fatturato 90.000 euro e hai sforato.

Il problema nasce quando si considerano queste attività come compartimenti stagni, ignorando il computo cumulativo.

Clienti esteri

Avere clienti esteri è spesso un traguardo ambito, ma può comportare complicazioni fiscali nel regime forfettario. In particolare, le fatture emesse verso soggetti non residenti — soprattutto extra-UE — seguono regole particolari e, a volte, vengono trascurate nel calcolo del volume d’affari.

Tuttavia, anche queste fatture contribuiscono al conteggio degli 85.000 euro. Inoltre, in caso di operazioni con l’estero, possono sorgere obblighi accessori come l’iscrizione al VIES, la comunicazione delle operazioni transfrontaliere o l’applicazione del reverse charge. Errori o omissioni possono attirare controlli e, peggio ancora, determinare l’esclusione dal regime agevolato.

Come evitare lo sforamento

Il consiglio più banale, ma anche il più saggio, è tenere conto non solo del proprio fatturato, ma anche di queste occorrenze.

Per il resto, c’è un approccio utile e facile da adottare: farsi seguire da un buon commercialista, il quale non si limiti a erogare i servizi per cui è stato contattato, ma che vigili sulla documentazione. Due paia d’occhi sono meglio di uno, soprattutto se quest’ultimo è di un esperto.

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