Fattura errata, un’evenienza più comune di quanto si possa immaginare. D’altronde la burocrazia è questa: una risorsa per il vivere comune ma anche un fattore di complessità, dove si annidano potenziali errori.

Chiunque abbia mai elaborato una fattura sa che le possibilità di sbagliare non mancano. Gli elementi da prendere in considerazione sono numerosi, e qualcuno può sfuggire alla propria attenzione.

Ne parliamo qui, presenteremo degli errori più comuni, forniremo informazioni sulle sanzioni cui si va incontro, sveleremo i rimedi per risolvere o almeno per contenere i danni.

Fattura errata: una evenienza più comune di quanto si pensi

Chi sta per aprire una partita IVA attende con timore il momento in cui elaborerà la prima fattura. Chi lavora da qualche anno, quasi non ci fa più caso. Pensare però che l’errore sia appannaggio solo dei novellini è a sua volta un errore. Anzi, è proprio quando si avverte un senso di sicurezza che si abbassa la guardia e si spiana la strada agli errori materiali, ai classici errori di distrazione.

Questi possono riguardare tutti i parametri che il professionista, o chi per lui, gestisce manualmente: intestazione, causale, importo, calcolo dell’IVA etc. In realtà, possono riguardare anche i parametri che il sistema di fatturazione elettronica elabora in automatico, come la numerazione (nel prossimo paragrafo vedremo come). In ogni caso, si rischiano delle grane non da poco. Si va dalle richieste di chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate a sanzioni pecuniarie di migliaia di euro.

Gli errori più comuni, le conseguenze, i rimedi

Vediamo dunque gli sbagli più comuni, quelli che trasformano una normale fattura in una fattura errata. Per ciascun errore, sveleremo conseguenze e possibili rimedi.

  • Dati del cliente errati o incompleti. L’inserimento di dati errati come partita IVA o codice fiscale incompleti rende la fattura formalmente irregolare. Quando ciò accade, il cliente non può dedurre costi o detrarre l’IVA. Insomma, non si tratta di un errore di poco conto. Lo sa benissimo l’Agenzia delle Entrate, che nella fattispecie può applicare sanzioni fino al 100% dell’IVA indicata. Per rimediare, bisogna emettere una nota di credito e una nuova fattura con i dati corretti.
  • Errore nel calcolo dell’IVA. Un calcolo errato dell’IVA, ovviamente in difetto, porta a contestazioni e sanzioni amministrative che possono raggiungere il 180% dell’importo. Per rimediare, bisogna correggere l’errore con una nota di credito e una fattura aggiornata.
  • Numerazione errata. Indicare un numero sbagliata può portare a disallineamenti contabili e accertamenti fiscali per verificare la corretta registrazione dell’operazione. Questo può ostacolare anche la detrazione dell’IVA da parte del cliente. La soluzione consiste nell’annullare la fattura con una nota di credito e emetterne una nuova con la data corretta. Sbagliare la data è facile anche con la fatturazione elettronica. Basta salvare in bozza una fattura e “dimenticarsela”: ecco che la fattura successiva riprenderà la progressione a partire dalla bozza, anche se in realtà quest’ultima non è stata mai inviata.
  • Errori nei dati bancari. IBAN sbagliato o assente ritarda i pagamenti e causa necessità di comunicazioni aggiuntive con il cliente, minando la credibilità dell’emittente. Per risolvere, invia immediatamente i dati corretti e verifica i dettagli bancari prima dell’emissione della fattura. Utilizzare modelli standardizzati aiuta a prevenire questi errori.
  • Mancata indicazione del regime fiscale. L’omissione della dicitura sul regime fiscale rende la fattura incompleta e può portare a contestazioni del cliente o a sanzioni fiscali per irregolarità. Queste variano da 250 euro a 2000 euro. Di nuovo, per rimediare è sufficiente emettere una nota di credito e una nuova fattura.

Un consiglio da seguire

I rimedi che abbiamo descritti consentono, in linea di massima, di togliere le castagne dal fuoco. Allo stesso tempo, vale il detto: prevenire è meglio che curare.

Prevenire, in questo caso, significa semplicemente fare attenzione. Significa, soprattutto, farsi aiutare da un esperto. Per esempio, un buon commercialista. Questi, oltre a elaborare e inviare le dichiarazioni dei redditi, può fungere da revisore per le fatture, o realizzare direttamente per conto del suo cliente.

In tal modo, si vivono sonni tranquilli e si azzerano le probabilità di sbagliare. D’altronde, come abbiamo visto, l’errore è dietro l’angolo. Nella peggiore delle ipotesi, ci si accorge dell’errore quando l’Agenzia delle Entrate bussa alla porta. Nella migliore, comunque, si perde tempo a porre rimedio a sviste e distrazioni.

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