Regolamento condominiale

L’evasione fiscale è una piaga del nostro paese. Ancora oggi, nonostante gli sforzi del legislatore e una progressiva e incessante opera di sensibilizzazione, essa genera mancate entrate per più di 84 miliardi di euro.

Eppure gli strumenti repressivi ci sono. Uno di questi è il carcere. Ebbene sì, chi non paga le tasse può andare in carcere. Ma solo a certe condizioni. Ne parliamo qui.

 

Evasione fiscale e carcere: la legge è chiara

Nella maggior parte dei casi, l’evasione fiscale, quando accertata, causa all’evasore una sanzione amministrativa, comunque piuttosto salata. Alcune fattispecie, però, trasformano l’illecito amministrativo in reato vero e proprio, dunque punibile con l’arresto.

Il concetto di evasione fiscale, tuttavia, è generico. Dunque, per avere una panoramica realistica della situazione, è bene distinguere tra le varie attività fraudolente. Ecco uno schema esaustivo.

Dichiarazione infedele

Essa si verifica quando un contribuente dichiara elementi attivi inferiori a quelli reali, oppure elementi passivi superiori. Per esempio, quando dichiara un reddito minore rispetto a quanto percepito oppure spese superiori a quelle realmente effettuate. Lo scopo, ovviamente, è ridurre la base imponibile e pagare meno tasse.

Ebbene, in questo caso la soglia di punibilità, ovvero quella superata la quale l’illecito diventa reato, consiste in 100.000 euro di imposta evasa. Inoltre, il reddito non dichiarato deve superare il 10% del totale oppure superare 2 milioni di euro.

La pena consiste nella reclusione da 2 anni a 4 anni e 6 mesi. Si tratta di una pena pesante, se si considera che la sospensione della pena (che consente di evitare il carcere) non vale per le pene superiori ai due anni. Insomma, si rischia il carcere sul serio.

Omessa dichiarazione

Essa si verifica, banalmente, quando non si presenta la dichiarazione dei redditi o la dichiarazione IVA.

In questo caso, l’illecito diventa reato se si evadono più di 50.000 euro per periodo di imposta.

Anche in questo caso la pena è molto alta, anzi ancora più alta. Infatti, va dai 2 ai 5 anni.

Emissione di fatture per operazioni inesistenti

Essa si verifica quando un soggetto emette fatture per favorire la riduzione dell’imponibile di un soggetto terzo. “L’emittente” rischia il carcere da 4 a 8 anni. E rischia sempre e comunque in quanto non vi sono soglie di non punibilità.

Allo stesso tempo, se l’importo non dichiarato è inferiore a 100.000 euro, la pena scende da 1 anno a 6 mesi e 6 anni.

Chi beneficia delle fatture false, invece, si macchia del reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. Anche in questo caso non è prevista una soglia di non punibilità. La pena consiste nella reclusione da 3 a 8 anni.

 

Come evitare il carcere

Per alcune delle fattispecie che abbiamo appena elencato, è possibile evitare direttamente il processo. È sufficiente pagare il dovuto prima del rinvio a giudizio. Il riferimento è alla dichiarazione infedele e all’omessa dichiarazione.

In tutti gli altri casi, il processo viene celebrato sempre e comunque.

Può capitare di essere accusati ingiustamente, ovvio. In tal caso, è bene rivolgersi a un buon avvocato, il quale potrà impostare la strategia difensiva su alcuni principi.

  • Contestazione delle fonti di prova, ovvero l’analisi e l’eventuale smentita delle prove raccolte dalla finanza.
  • Dimostrazione dell’assenza di dolo. Per alcuni reati, è sufficiente la dimostrazione di assenza di dolo per estinguere il reato o comunque ridurre la pena. L’avvocato deve dimostrare che il suo assistito ha compiuto errori in buona fede.
  • Riduzione delle sanzioni. L’avvocato può seguire la via stragiudiziale, ovvero negoziare con il fisco.

In ogni caso, il consiglio è quello – ovviamente – di pagare le tasse fino all’ultimo centesimo. In secondo luogo, di farsi seguire da un buon commercialista. L’errore può costare caro.

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