
L’esenzione IMU prima casa è un beneficio fiscale tra i più apprezzati dagli italiani. Il motivo è semplice: buona parte dei cittadini sono proprietari della casa in cui vivono, e solo di quella. Dunque, la proprietà di un immobile non corrisponde a un’effettiva capacità di generare reddito (al di là di quello da lavoro).
Basti pensare alla levata di scudi di cui l’opinione pubblica si è resa protagonista in occasione dei tentativi, a volte purtroppo riusciti, di ripristinare l’IMU sulle prime case.
Al di là di ciò, si segnalano situazioni borderline che generano alcuni dubbi e incertezze, i quali sono stati sciolti solo di recente. Uno di questi dubbi riguarda la locazione parziale, ovvero l’affitto della classica stanza della casa in cui si vive, per lo più allo scopo di integrare un magro reddito da lavoro. Che succede in questi casi? Scopriamolo.
Esenzione IMU prima casa: un sollievo per il cittadino comune
Non c’è che dire: l’esenzione dell’IMU prima casa è una vera boccata di ossigeno per i cittadini italiani. In primis, come abbiamo appena detto, perché la maggior parte degli italiani possiede una e una sola casa, generalmente quella in cui vive. Dunque, l’imposta non andrebbe a compensare un reddito, ma colpirebbe l’esercizio di un proprio diritto (il diritto abitativo).
In secondo luogo, perché l’IMU è un’imposta piuttosto elevata e, soprattutto, soggetta alle dinamiche locali. Le aliquote sono decise a livello comunale e seguono le esigenze e il fabbisogno, spesso elevato, dei comuni medesimi.
I casi di decadenza dell’esenzione
In realtà, il concetto di esenzione IMU prima casa afferisce al senso comune. Più che altro, si dovrebbe parlare di esenzione IMU sull’abitazione principale. Infatti, sono numerosi i casi in cui anche sulla prima casa si paga l’IMU.
Per esempio, si paga l’IMU sulla prima casa se questa viene affittata. La logica è chiara: la proprietà immobiliare genera reddito, non soddisfa un bisogno primario, dunque è soggetta a tassazione.
Insomma, la ratio è quella di esentare dal pagamento dell’IMU i proprietari di casa che utilizzano la medesima come propria abitazione abituale.
Ovviamente, esistono altri casi più specifici in cui l’esenzione viene meno, a prescindere da chi abita nell’immobile. Un esempio è dato dagli immobili di lusso, ovvero appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9.
IMU prima casa e locazione parziale
Ma cosa succede se l’immobile viene affittato solo parzialmente, ovvero se si affitta a terzi la classica stanza? Il dubbio è più che legittimo, anche perché fa riferimento a una condizione più frequente di quanto si possa immaginare.
Infatti, sono numerosi i cittadini che si trovano costretti ad affittare una stanza per integrare un reddito da lavoro insufficiente o addirittura assente. Per molti, si tratta di una scelta molto difficile da prendere e di una soluzione scomoda da adottare, che in qualche modo rivoluziona la propria routine quotidiana. Dunque, sarebbe il colmo se lo Stato costringesse a pagare un’imposta così alta come l’IMU.
Ebbene, è assodato (persino da una sentenza del tribunale e da una circolare dell’Agenzia delle Entrate) che la locazione parziale, ovvero l’affitto di una stanza, non causa di per sé la decadenza dal beneficio.
L’importante è che il proprietario di casa viva comunque nell’abitazione e che questa continui a fungere da dimora abituale.
Dunque, almeno in questo caso, la legislazione arride al singolo cittadino e opta per la soluzione più morbida dal punto di vista fiscale.
