Ditta individuale o srl

La ditta individuale è una forma giuridica, potremmo dire di tipo imprenditoriale, incredibilmente diffusa.

Da molti considerata come un ibrido tra lavoro autonomo e impresa, in realtà presenta dei precisi connotati giuridici e fiscali. Ne parliamo qui, spiegando cosa si intenda, dal punto di vista normativa, per ditta individuale; descrivendone le gestione fiscale, valutandone i vantaggi e gli svantaggi.

Cos’è la ditta individuale

La ditta individuale è una forma giuridica piuttosto basica in cui l’attività viene svolta da un solo soggetto. Si differenzia dal lavoro autonomo per la possibilità di iscrizione alla Camera di Commercio e per la natura dell’attività. Se il lavoratore autonomo eroga servizi, la ditta individuale produce e vende beni (o anche servizi, in verità).

La ditta individuale, invece, si differenzia dall’impresa vera e propria, es. una s.r.l. per il fatto che a svolgere l’attività è esclusivamente il titolare, ancorché possa essere supportato da collaboratori o dipendenti. Inoltre, si differenzia per l’assenza di soci e per la responsabilità del titolare per tutto ciò che riguarda la gestione finanziaria. In buona sostanza, è il titolare che risponde, con il suo patrimonio, di eventuali debiti, insolvenze etc.

La gestione fiscale della ditta individuale

La gestione fiscale della ditta individuale è pressoché identica a quella del lavoratore autonomo, della classica partita IVA. Dunque, tale gestione dipende dal regime scelto, che può essere – per esempio – ordinario o forfettario. 

Nel primo caso, paga l’IVA e l’IRAP e può dedurre buona parte delle spese. Nel secondo caso, paga una imposta sostitutiva (al 5% o al 15% a seconda che la ditta individuale sia startup o no). Soprattutto, non può dedurre nulla o quasi, giacché la deduzione è – per l’appunto – forfettaria e dipende dal coefficiente di redditività.

Anche i contributi funzionano allo stesso modo. Se l’attività impone alla ditta individuale l’iscrizione a una cassa previdenziale specifica, dovrà versare i contributi secondo le regole di quest’ultima, che nella maggior parte dei casi prevedono un fisso più un tot a percentuale in base al reddito. Se l’attività impone l’iscrizione alla Gestione Separata, dovrà pagare il 26,07% sull’imponibile a precindere dal reddito.

Come abbiamo detto, la ditta individuale può iscriversi alla camera di commercio, in alcuni casi (ovvero vendita di prodotti e servizi) deve iscriversi alla Camera di Commercio. Ciò comporta un costo fisso di 200 euro all’anno circa ma anche la possibilità, a certe condizioni, di ottenere uno sconto del 35% sui contributi. Per esempio, quando la ditta individuale aderisce al forfettario e quando è iscritta alla Gestione artigiani e commercianti.

Ditta individuale: pro e contro

La ditta individuale, così come le altre forme giuridiche, presenta vantaggi e svantaggi. Ecco i principali svantaggi.

  • Impone una gestione molto semplice. Le tasse da pagare sono (numericamente) poche rispetto a quelle di una società, inoltre non è tenuto a redigere un bilancio societario.
  • Semplicità di iscrizione. La costituzione della ditta individuale è semplice, non presenta costi ed è molto rapida.
  • Accentramento decisionale. Rispetto alle forme imprenditoriali di tipo societario, la ditta individuale assegna al titolare potere e controllo assoluti.
  • Possibilità di riduzione dei contributi. Un vantaggio rilevante, soprattutto rispetto al normale lavoro autonomo.

Questi, invece, sono gli svantaggi, che sono tali soprattutto rispetto alle forme societarie.

Responsabilità illimitata nei confronti dei creditori. Come abbiamo già specificato, il titolare risponde con il proprio patrimonio a eventuali debiti.

Capitalizzazione personale. La ditta individuale può fare leva solo sulle risorse del titolare per capitalizzarsi, vista l’assenza di soci.

Ridotta affidabilità creditizia. Quando una ditta individuale cerca finanziamenti privati, viene in genere gestito come fosse un privato cittadino e non una impresa.

Quando sceglierla

Alla luce di quanto detto fin qui, possiamo disegnare alcuni scenari in cui la ditta individuale va presa in considerazione o addirittura va adottata necessariamente.

  • Quando produci un reddito da impresa. Se si produce reddito d’impresa, nello specifico da vendita di beni e servizi, il lavoro autonomo non è sufficiente, è necessario costituirsi in una forma imprenditoriale. Come già specificato, la ditta individuale è la più semplice in assoluto.
  • Quando non hai soci e non vuoi averne. Come già specificato, la ditta individuale si caratterizza proprio per l’assenza di soci.
  • Quando non hai in mente di assumere dipendenti. La ditta individuale può assumere i dipendenti, ma non è la forma ideale per farlo. Dunque, se hai in mente di lavorare da solo, o al massimo con qualche collaboratore esterno, la ditta individuale potrebbe fare per te.
  • Quando la tua attività non richiede la produzione di molti debiti. Se la tua attività non comporta l’assunzione di debiti, e vista la responsabilità esclusiva del titolare, la ditta individuale potrebbe essere una buona soluzione.

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