La dichiarazione precompilata appare come una soluzione pratica: un modello già pronto, predisposto dall’Agenzia delle Entrate, che promette di ridurre al minimo lo sforzo richiesto al contribuente.

La comodità sembra evidente, ma dietro questa apparente semplicità si nascondono insidie che possono portare a errori, omissioni e conseguenze fiscali spiacevoli.

 

È proprio per questo che occorre affrontarla con attenzione e metodo, comprendendo bene quali aspetti richiedono una verifica approfondita. Qui spieghiamo come fare.

 

Il problema principale della dichiarazione precompilata

Il punto critico della dichiarazione precompilata risiede nelle omissioni. Pur essendo redatta a partire dai dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate (per esempio quelli forniti da datori di lavoro, enti previdenziali, banche o assicurazioni), non riesce a raccogliere tutte le informazioni necessarie. 

Alcuni dati non vengono trasmessi per tempo, altri non sono disponibili alle fonti ufficiali, altri ancora non sono comunicati affatto.

Questo significa che, se da un lato la dichiarazione precompilata consente di risparmiare tempo, dall’altro non può essere considerata un documento completo e definitivo.

Affidarsi ciecamente al modello predisposto, quello che ci si ritrova nel cassetto fiscale, rischia dunque di tradursi in un’imposta più alta del dovuto o nella perdita di detrazioni e deduzioni spettanti.

 

Come gestire la precompilata

Il vero vantaggio della dichiarazione precompilata sta nella struttura già ordinata e nei dati di base inseriti, che evitano di partire da zero. Tuttavia, per trarre davvero beneficio da questo strumento occorre sapere dove concentrare l’attenzione.

Non tutti i dati, infatti, presentano lo stesso grado di affidabilità. Alcuni, come quelli legati al reddito da lavoro dipendente o pensione, derivano da fonti certificate (i modelli CU trasmessi dai sostituti d’imposta) e risultano in genere corretti. Altri invece, come quelli relativi a spese detraibili e deducibili, sono più soggetti a errori o mancanze.

Il segreto, quindi, non è accettare passivamente la dichiarazione precompilata, ma adottare un approccio critico e consapevole. Il tempo risparmiato nella compilazione di base va investito nella verifica di ciò che più spesso non viene incluso o viene riportato in maniera parziale.

 

Cosa correggere

Gli elementi che più frequentemente richiedono un controllo e, se necessario, una correzione riguardano soprattutto le spese detraibili e deducibili. Di seguito i principali punti da tenere sotto osservazione:

 

Spese mediche

Non tutte le spese sanitarie vengono riportate automaticamente. Alcune farmacie, medici o strutture potrebbero non avere trasmesso i dati, oppure potrebbero esserci incongruenze tra codice fiscale e fattura elettronica.

È fondamentale confrontare le spese riportate nella dichiarazione con i propri scontrini e ricevute. La correzione avviene integrando manualmente gli importi mancanti.

 

Spese universitarie

Le tasse universitarie non sempre sono inserite in maniera completa. Occorre verificare sia l’importo sia la tipologia di corso, poiché la detrazione varia tra università pubbliche e private.

Anche in questo caso, è consigliabile conservare i bollettini di pagamento ed eventualmente integrare i dati mancanti.

 

Interessi passivi su mutui

Le banche comunicano all’Agenzia delle Entrate gli interessi passivi dei mutui, ma non sempre risultano correttamente imputati al contribuente.

Se il mutuo è cointestato, per esempio, bisogna controllare che la quota attribuita corrisponda effettivamente alla propria percentuale di detrazione.

 

Spese per ristrutturazioni edilizie ed ecobonus

Gli incentivi fiscali in materia edilizia sono particolarmente complessi e non sempre i dati trasmessi dagli operatori risultano completi. Può capitare che alcune rate di detrazione non siano riportate o siano riportate con errori.

È quindi necessario verificare con attenzione i dati presenti nel quadro relativo, confrontandoli con le comunicazioni inviate a suo tempo all’Agenzia delle Entrate.

 

Spese scolastiche dei figli

Le spese per la frequenza di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie sono spesso incomplete nella precompilata. Anche qui è opportuno integrare manualmente i dati, partendo da ricevute e quietanze di pagamento.

 

Spese per attività sportive dei figli minori

Questa voce, che consente una detrazione fino a un certo limite, raramente compare in automatico nella dichiarazione precompilata. È necessario verificare se è stata inserita e, in caso contrario, aggiungerla indicando correttamente l’importo sostenuto.

 

Premi assicurativi

Le compagnie assicurative comunicano i dati dei premi, ma talvolta i contratti non sono correttamente abbinati al codice fiscale dell’assicurato o non è chiaro se si tratti di polizze detraibili (ad esempio quelle sulla vita o contro gli infortuni). È importante accertarsi della tipologia di contratto e integrare, se mancante.

 

Contributi previdenziali e assistenziali

Alcuni contributi, soprattutto quelli volontari, non risultano nella precompilata. In questo caso, è compito del contribuente inserire l’importo corrispondente, che ha effetto diretto sul calcolo dell’imposta.

 

Donazioni a enti benefici

Le erogazioni liberali a favore di ONLUS, fondazioni o associazioni possono essere detratte o dedotte, ma spesso non compaiono nel modello precompilato. È necessario verificare con le ricevute in mano e, se necessario, aggiungere i dati.

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