Quest’anno ha visto l’introduzione di nuove regole per le detrazioni fiscali. Il governo e il Parlamento hanno messo mano su un istituto, quello detrattivo, che impatta sulle finanze degli italiani più di quanto si possa immaginare.

Tuttavia, tra massimali, fasce di reddito ed esenzioni, il cittadino medio rischia di trarre un po’ di disorientamento di fronte alle detrazioni 2025. Consapevole di ciò, di recente l’Agenzia delle Entrate si è espressa a riguardo, facendo chiarezza. Il riferimento è alla circolare n.6/E del 2025. Ne parliamo qui.

 

La circolare dell’Agenzia delle Entrate

La circolare dell’Agenzia delle Entrate ha affrontato due aspetti: i limiti delle detrazioni in presenza di redditi elevati; le detrazione per i casi speciali, come quelle per le spese sostenute per i figli disabili.

Ma procediamo con ordine.

Per quanto concerne il primo punto, quello dei limiti alle detrazioni in presenza di redditi elevati, l’Agenzia delle Entrate è stata molto chiara: esistono dei limiti, o per meglio dire dei massimali, ma questi scattano solo a partire dai 75.000 euro di reddito annuo complessivo e soprattutto dai 100.000 euro in su.

Di base, a queste categorie di persone – e solo a queste – viene imposto un massimale, per giunta proporzionato al reddito e al numero di figli a carico. 

Per esempio, chi ha reddito superiore a 75.000 euro ma entro i 100.000 euro e ha un solo figlio a carico, è soggetto a un massimale di 9.800 euro. Dunque, può detrarre (ovviamente secondo le aliquote di ciascuna categoria) spese fino a un massimo di 9.800 euro.

Ma ecco un prospetto chiaro.

Reddito Importo base Nessun figlio a carico (coefficiente 0,5) Un figlio a carico (coefficiente 0,7) Due figli a carico (coefficiente 0,85) Tre o più figli o almeno un figlio con disabilità a carico (coefficiente 1)
Superiore a 75.000 eurofino a 100.000 euro 14.000 euro 7.000 euro 9.800 euro 11.900 euro 14.000 euro
Oltre i 100.000 euro 8.000 euro 4.000 euro 5.600 euro 6.800 euro 8.000 euro

Per quanto concerne il primo punto, l’Agenzia delle Entrate ha confermato quanto varato in Legge di Bilancio, ovvero l’introduzione delle detrazioni (al 19%) per le spese sostenute dai genitori di figli non vedenti per il supporto alla frequentazione della scuola di ogni ordine e grado.

 

Le spese e i redditi esclusi

A dire il vero, i maggiori dubbi non si condensavano solo attorno ai massimali, ma anche attorno alle dinamiche di calcolo del reddito. Di nuovo, e con la medesima circolare, l’Agenzia delle Entrate ha fatto chiarezza.

Per esempio, ha dichiarato che non vale ai fini del reddito quello generato all’abitazione principale e alle relative pertinenze, a meno che non venga affittato con locazione parziale.

L’agenzia delle Entrate ha anche specificato che alcune spese non concorrono al calcolo del monte spese detraibili (riducendo il rischio di sforare il massimale). Stiamo parlando di:

  • Spese per il mutuo;
  • Spese sanitarie;
  • Investimento nelle start up o nelle PMI innovative.

 

La ratio del governo

Grazie alla circolare n.6/E 2025 dell’Agenzia delle Entrate, appare più chiara la ratio del Governo, ovvero le motivazioni che stanno dietro a questa imponente riformulazione dell’istituto detrattivo.

Da un lato, ridurre le detrazioni, contenendo così l’impegno finanziario da parte dello Stato. In questa direzione va l’introduzione dei massimali.

Dall’altro, lo scopo è quello di non causare problemi a chi delle detrazioni ha bisogno per davvero, ovvero le famiglie del ceto medio e del ceto basso. Per loro, infatti, i tetti non esistono.

Non bisogna dimenticare nemmeno il focus sulla genitorialità, visto che i massimali (ovviamente per i redditi alti) sono direttamente proporzionali al numero di figli a carico.

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