detrazione forfettaria

Chi sta per aprire una partiva IVA in regime forfettario si pone spesso domande circa la possibilità di “scaricare” le spese, attività che caratterizza normalmente la dichiarazione dei redditi e che procura un certo sollievo.

La verità è piuttosto spiacevole. La indaghiamo in questa breve ma esaustiva guida.

Detrazione forfettaria: una verità spiacevole

Prima di addentrarci nella questione, è utile operare una distinzione tra due termini correlati al tema dello “scarico delle spese” e che, erroneamente, vengono spesso utilizzati come sinonimi: detrazione e deduzione.

La detrazione consiste nel sottrarre una certa cifra da un’imposta. La deduzione consiste nel sottrarre una certa cifra dalla base imponibile, ovvero dal reddito su cui si calcolano le imposte. Il ché, sia chiaro, quanto indirettamente, si traduce comunque in uno “sconto delle tasse”.

Nello specifico, quando si parla di scaricare le spese, si parla quasi sempre di deduzione.

Ebbene, da questo punto di vista, c’è poco da dire.

Purtroppo, il regime forfettario non permette di dedurre alcunché. O, per meglio dire, la deduzione è automatica e prestabilita. Il termine stesso forfettario fa riferimento proprio alla deduzione, che è per l’appunto forfettaria, decisa a monte

Essa, va detto, cambia in base all’attività. Alcune attività, per le quali sono previsti costi più ingenti, garantiscono una deduzione più elevata. Normalmente, a ciascun codice ATECO corrisponde un coefficiente di redditività. Se per esempio tale coefficiente è al 78%, significa che si pagheranno imposte e contributi solo sul 78% di quanto ricavato, e si godrà di una deduzione fissa del 22%.

Le cose non vanno granché meglio per quanto concerne la detrazione. La P.IVA forfettaria, infatti, non comporta il pagamento dell’IRPEF ma di una imposta sostitutiva. Purtroppo, si dà il caso che la maggior parte delle detrazioni coinvolgano l’IRPEF. Si segnalano però due eccezioni.

I contributi previdenziali. Almeno quelli, si possono detrarre. Anche perché in virtù del meccanismo di saldo e acconto ogni anno il contribuente è costretto ad anticipare i contributi dell’anno successivo (e che coprono l’anno in corso).

Gli autonomi che vantano altri redditi. Se un forfettario ha un qualsiasi altro reddito su cui grava l’IRPEF, sia esso proveniente da lavoro dipendente o dal possesso di una casa, può detrarre “normalmente”. Ovviamente detrarrà sulle imposte relative a questi redditi, e non da quelli relativi all’attività da forfettario.

I limiti del regime forfettario

Lo scarno rapporto tra deduzione, detrazione e forfettaria è l’unico grande svantaggio che caratterizza questo regime. Uno svantaggio che, in certi casi, pesa più che in altri.

Per esempio, la possibilità virtuale di detrarre cifre importanti, in grado di abbattere il carico fiscale. Il riferimento è, tra gli altri, alle detrazioni che spettano a chi aderisce ai bonus edilizi.

Un altro caso tipico è il professionista che, per un motivo o per un altro, si trova a dover sostenere spese ingenti legate alla sua attività. Spese così ingenti da superare, mediamente, la deduzione forfettaria. In questo caso, sarebbe corretto valutare l’uscita dal forfettario e l’entrata nell’ordinario.

La logica dietro il forfettario

La quasi totale impossibilità di dedurre e detrarre potrebbe apparire, su due piedi, come una sorta di crudeltà, come una decisione arbitraria. E invece ha una sua logica.

La possibilità di dedurre le spese alla stregua delle P.IVA ordinarie assottiglierebbe il confine tra i due regimi e, paradossalmente, renderebbe il forfettario meno appetibile. La possibilità di detrarre, invece, comporterebbe, anche per i forfettari, la necessità di pagare l’IRPEF, che in genere è ben più alta dell’imposta sostitutiva.

Certo, la logica non esclude un eventuale ammorbidimento dell’approccio, ovvero l’elaborazione di eccezioni che, senza stravolgere le basi del forfettario, permettono di detrarre e dedurre qualcosa. A dimostrazione di ciò, le proposte che regolarmente le associazioni recapitano al legislatore.

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