
Il Concordato Biennale è la controversa misura del governo Meloni che permette, in linea teorica, di pagare meno tasse sull’incremento di reddito generato nei due anni successivi all’adesione. Nei propositi del Governo, una misura win-win, che giova al fisco e ai contribuenti. Nella pratica, una soluzione dai contorni come minimo peculiari. Anche perché stanno emergenze alcuni dettagli che fanno riflettere. Alcuni di questi riguardano le conseguenze per chi non aderisce. Ne parliamo qui.
Cos’è il Concordato Biennale
Il Concordato Biennale può essere considerato come un patto tra singolo contribuente e Fisco che dovrebbe agevolare entrambe le parti. Il meccanismo di funzionamento è semplice: il Fisco stima il reddito del contribuente e ne blocca le imposte. In tal modo, il contribuente pagherà solo quelle imposte, a prescindere dal reddito effettivo generato.
Il Concordato Biennale giova al Fisco in quanto assicura il pagamento delle imposte e previene i tentativi di elusione fiscale da parte del contribuente.
Allo stesso tempo, giova al contribuente in quanto questi non è costretto a pagare le imposte sul reddito generato in eccesso rispetto alla previsione del Fisco. Inoltre, viene escluso dai controlli, se non quelli esplicitamente finalizzati alla verifica del pagamento delle imposte concordate.
Ovviamente, il Concordato Biennale è disponibile solo per i possessori di Partita IVA. I dipendenti con contratto non possono eludere o evadere le tasse. Inoltre, il loro reddito è tenzialmente stabile.
Cosa accade ai non aderenti
Il Governo sta puntando molto al Concordato Biennale. Secondo alcune stime, dovrebbe assicurare alle casse dello Stato oltre due miliardi di entrate.
Il focus del Governo sul Concordato Biennale è dimostrato anche dalla predisposizione di alcuni controversi incentivi. Su tutti, la possibilità di accedere a un accondiscendente programma di sanatoria fiscale sui redditi dal 2018 al 2022.
In questi giorni, però, sta facendo discutere una voce di corridoio che riguarda i non aderenti. Secondo questa voce, chi non aderirà al Concordato Biennale potrà essere oggetto di controlli mirati.
Ma non è finita qui. Chi non aderisce al Concordato Biennale, e viene raggiunto da accertamento, rischia sanzioni più alta. Anzi, sanzioni accessori. Stando alle proposte dei parlamentari Orsomando, Garavaglia e Damiani, la soglia per la responsabilità penale passerebbe da 50.000 a 25.000 euro (di imposta dovuta e non versata).
Questo, a ben vedere, potrebbe essere l’incentivo più grande ad aderire. Per inciso, non è rimasto molto tempo: la scadenza è fissata per il 31 ottobre.
Gli obiettivi del Governo e del Fisco
Gli obiettivi del Governo e del Fisco sono molteplici. In primo luogo, spingere più contribuenti possibili ad aderire al Concordato Biennale. Secondariamente, dare seguito ad alcune analisi sul fatturato delle attività in Italia, che pare abbiano destato più di qualche perplessità.
Sarebbero infatti emerse discrepanze non solo tra le varie categorie ma anche all’interno delle stesse categorie e tra le varie città.
Per esempio, pare che in media bar, ristoranti e pasticcerie fatturino molto meno di un avvocato. Allo stesso tempo, pare che le attività di ristorazione di città dalla grandezza simile (e quindi con opportunità di business simili) esprimano differenze di fatturato anche superiori al 60%.
Questi dati, secondo i più pessimisti, potrebbero dimostrare una forte tendenza all’elusione fiscale, ovvero l’atto di nascondere il reddito al Fisco. Per inciso, l’evasione fiscale corrisponde all’atto di non pagare le tasse; l’elusione fiscale a quello di non emettere fattura o gli scontrini.
