Concordato preventivo

Come ogni anni, febbraio è tempo di Milleproroghe: il maxi decreto che punta a “rifinire” la legge di bilancio, il gigantesco contenitore di emendamenti che, in maniera del tutto eterogenea, consente di varare le novità dell’ultimo minuto o, piuttosto, quelle novità che il legislatore non ha fatto in tempo a inserire prima della ghigliottina di fine anno.

Uno di questi emendamenti riguarda una delle misure più chiacchierate degli ultimi anni: il concordato preventivo biennale. Vediamo insieme cosa sta succedendo.

Cos’è il concordato preventivo biennale

Prima di parlare delle novità, è bene fornire qualche nota di contesto. Per chi non lo sapesse, il concordato preventivo biennale è una sorta di patto con il fisco.

Il fisco presume un reddito e da esso calcola le imposte; il contribuente accetta di pagare le imposte in questione a prescindere da quanto effettivamente realizzerà. In cambio, ottiene una specie di pace assicurata, ovvero non sarà oggetto di accertamenti.

Sulla carta, si tratta di una misura interessante.

Nel caso in cui il contribuente fatturasse più del reddito presunto, risparmierebbe sulle imposte da pagare. In caso contrario, si metterebbe comunque al riparo dal rischio accertamento.

Ovviamente, i guai arrivano quando il reddito effettivo è inferiore al reddito presunto: in quel caso il contribuente pagherebbe più imposte del dovuto.

Proprio qui sta l’inghippo: il rischio che il reddito presunto sia sovrastimato c’è. Anzi, si è rivelato realtà per molti contribuenti che, con fiducia forse mal riposta, si sono visti recapitare la classica proposta inaccettabile.

Forse così si spiega il parziale fisco del concordato preventivo biennale. E a poco o niente sono valse le minacce, velate ma innegabili, di controlli a pioggia su chi non avrebbe aderito. Minacce chiaramente irrealizzabili: i non aderenti sono di gran lunga più numerosi degli aderenti.

Le novità del milleproroghe

Ma veniamo al punto. Cosa bolle in pentola? Cosa recita l’emendamento sul concordato preventivo biennale? Le novità essenziali sono due.

La prima riguarda il termine per accettare il concordato. L’anno scorso era fissato al 30 luglio, ora si pensa al 30 settembre. Fanno eccezione i contribuenti che operano con un anno di imposta non corrispondente all’anno solare: per loro, la scadenza scatterà l’ultimo giorno del nono mese del loro periodo d’imposta.

La seconda novità riguarda invece la data di partenza. Anche questa dovrebbe slittare di un paio di mesi, portandosi al 30 aprile. Non è solo una questione organizzativa: una data di partenza più lontana significa più tempo a disposizione dell’Agenzia delle Entrate per calcolare i redditi presunti.

Come valutare le novità

Le novità, almeno così come sono apparse nell’emendamento del Milleproroghe, vanno nella direzione di una normalizzazione del concordato preventivo biennale. Anzi, sembrano in qualche modo favorire il contribuente, svincolando il concordato medesimo dal carattere pernicioso (secondo alcuni vessatorio) che ha avuto fino a questo momento.

Tanto per cominciare, lo slittamento della scadenza per l’adesione concede al contribuente più tempo per ragionare sul da farsi. Soprattutto, gli permette di raccogliere elementi realistici sul reddito futuro ed elaborare tutte le previsioni/proiezioni del caso.

Interessante è anche lo slittamento della data di partenza. L’idea è che si voglia concedere all’Agenzia delle Entrate di elaborare redditi presunti più efficacemente, dunque in modo più realistico. Insomma, si interviene su quello che è stato il vero tallone d’Achille del concordato dello scorso anno. Come già accennato, molti contribuenti si sono visti assegnare un reddito presunto monstre, che sembrava fatto apposta per costrimgerli a pagare più tasse del dovuto

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