Fiscal drag

Si sa, la pressione fiscale in Italia è piuttosto alta, tanto per i lavoratori dipendenti quanto per gli autonomi (al netto della pur conveniente flat tax del regime forfettario). Non di meno, accanto alle tasse “dichiarate” ed evidenti, se ne stagliano altre più subdole, quasi invisibili, ma che – forse con maggiore intensità – riducono la capacità economica delle persone.

E no, non stiamo parlando dell’inflazione, elemento della vita economica sì pernicioso ma anche evidentissimo. Stiamo parlando del fiscal drag.

Cos’è il fiscal drag

Il fiscal drag è un meccanismo attraverso cui l’inflazione, in assenza di un adeguamento automatico degli scaglioni fiscali, determina un aumento dell’imposizione effettiva sul reddito, anche quando non c’è stato un reale incremento del potere d’acquisto.

In pratica, si finisce per pagare più tasse semplicemente perché il reddito nominale cresce per effetto dell’inflazione, senza che migliori la propria condizione economica reale.

La fiscal drag ha più cause, anche se la più importante è pienamente deducibile dalla definizione che abbiamo dato: l’inflazione.

  • Assenza di indicizzazione degli scaglioni IRPEF. Gli scaglioni dell’IRPEF non vengono aggiornati ogni anno in base all’inflazione. Questo porta i redditi, cresciuti solo nominalmente, a scivolare in scaglioni superiori, con un conseguente aumento della tassazione.
  • Incremento dei redditi nominali senza crescita reale. Gli aumenti salariali, spesso concessi per compensare l’inflazione, fanno crescere il reddito imponibile. Tuttavia, se non vi è un reale miglioramento del potere d’acquisto, l’aumento fiscale non è giustificato.
  • Mancanza di revisione delle detrazioni fiscali. Anche le detrazioni (come quelle per lavoro dipendente o familiari a carico) spesso restano ferme, perdendo valore reale con l’aumento dei prezzi e contribuendo a un carico fiscale più elevato.

Un esempio di fiscal drag

Per far comprendere quanto sia pericoloso il fiscal drag faremo un esempio.

Supponiamo che nel 2020 un lavoratore abbia guadagnato 28.000 euro e sia rientrato nel secondo scaglione IRPEF. Dal 2020 al 2025, l’inflazione cumulata è stata del 20%, quindi per mantenere lo stesso potere d’acquisto dovrebbe ora guadagnare 33.600 euro.

Tuttavia, con le modifiche minime agli scaglioni IRPEF, quel lavoratore oggi finirebbe per pagare più tasse, pur non essendo diventato più ricco. Ad esempio, potrebbe trovarsi a superare soglie che attivano aliquote più alte o perdere il diritto a specifiche detrazioni. Così, il suo reddito reale non cresce, ma la sua tassazione sì:

Ecco, questa è l’essenza del fiscal drag: aumento delle tasse senza aumento del reddito. E il tutto in via automatica, senza che lo Stato possa essere accusato di aver aggravato la pressione fiscale.

Come difendersi dal fiscal drag

E’ possibile difendersi dal fiscal drag? A primo acchito, sembrerebbe di no. D’altronde, nessuno può nulla contro l’inflazione, né può intervenire direttamente sugli scaglioni IRPEF. Eppure esistono alcuni accorgimenti capaci di limitare i danni, se non addirittura fornire una protezione apprezzabile.

  • Chiedere benefit aziendali piuttosto che aumenti salariali. Invece di chiedere aumenti di stipendio, che potrebbero far salire il reddito in scaglioni più alti, si può puntare su benefit aziendali non tassati o parzialmente tassati: ad esempio buoni pasto, abbonamenti ai trasporti, copertura sanitaria integrativa o contributi per l’asilo. In questo modo si migliora il benessere senza aumentare il reddito imponibile.
  • Ottimizzare il reddito imponibile con le deduzioni. È possibile ridurre la base imponibile sfruttando al massimo le deduzioni previste: contributi previdenziali, spese mediche, interessi su mutui prima casa, contributi per la previdenza complementare.

Di certo, chi può fare realmente qualcosa è il legislatore. Per esempio, potrebbe introdurre un meccanismo automatico di indicizzazione degli scaglioni IRPEF all’inflazione, così da evitare che aumenti solo nominali del reddito si traducano in aumenti reali di tassazione.

Inoltre, potrebbe aggiornare periodicamente e alla bisogna detrazioni e deduzioni, in modo da garantire equità nel tempo e proteggere maggiormente i redditi medi e bassi.

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