Le cartelle esattoriali sono senz’altro gli avvisi che incutono il maggior timore nei contribuenti. Hanno carattere esecutivo, dunque possono dare il là ad azioni di recupero coatto del denaro (es. attraverso i pignoramenti).

Il contribuente, in alcuni casi specifici, può ignorarlo. Per esempio, quando sono andate in prescrizione. 

Il tema della prescrizione delle cartelle esattoriali è molto complesso. In primis, perché è vincolato a regole precise, che possono trarre in inganno i meno informati. In secondo luogo, perché la prescrizione cambia a seconda dell’atto per cui la cartella esattoriale è stata emessa.

In questa breve ma esaustiva guida forniamo alcuni chiarimenti sulla prescrizione delle cartelle esattoriali: dinamiche di fondo, tempi, verifiche.

La ratio della prescrizione

La ratio della prescrizione è consentire all’individuo di usufruire dell’inazione dell’ente e, allo stesso tempo, alleggerire il carico dell’ente medesimo.

La buona notizia è che la prescrizione si verifica in automatico, ovvero quando trascorre un certo lasso di tempo. Non è vincolata al pronunciato di un giudice o di un’autorità specifica.

La cattiva notizia è che il verificarsi della prescrizione non è così frequente. A dispetto di quanto credono alcuni contribuenti, la prescrizione non decorre dall’emissione della cartella, bensì dall’ultima notifica. Questo significa che è sufficiente che l’ente invii un nuovo sollecito per riportare al punto di partenza le lancette dell’orologio. Insomma, la prescrizione nasce da una conclamata inazione dell’ente.

Un’altra falsa credenza riguarda il decesso del debitore. C’è chi pensa che se il debitore decade, la cartella si prescrive in automatico. In realtà, essa ricade su tutti gli eredi che abbiano accettato l’eredità. Dunque, si ereditano anche i debiti, oltre che l’eventuale patrimonio. L’unico modo per non pagare i debiti del cosiddetto de cuius è rifiutare l’eredità.

La prescrizione delle cartelle esattoriali

Come abbiamo appena accennato, i termini della prescrizione (ovvero il tempo che deve trascorrere affinché una cartella venga prescritta) cambiano da imposta a imposta, da sanzione a sanzione, da tassa a tassa. Ecco una panoramica esaustiva.

  • Irpef: 10 anni
  • Ires: 10 anni
  • Irap: 10 anni
  • Iva: 10 anni
  • Imposta di registro: 10 anni
  • Imposta sulle donazioni e successioni: 10 anni
  • Imposta catastale e ipotecaria: 10 anni
  • Canone Rai: 10 anni
  • Contributi alle Camere di Commercio: 10 anni
  • Addizionali Irpef dovuti a Regioni e Comuni: 5 anni
  • Sanzioni tributarie per irregolarità fiscali: 5 anni
  • Interessi sui debiti col fisco: 5 anni
  • Sanzioni amministrative: 5 anni
  • Multe stradali: 5 anni
  • Contributi previdenziali Inps: 5 anni
  • Contributi assistenziali Inail: 5 anni
  • Imu: 5 anni
  • Tari: 5 anni
  • Tosap: 5 anni
  • Imposte comunali: 5 anni
  • Canone acqua: 5 anni
  • Bollo auto: 3 anni.

Come capire se una cartella è prescritta

La prescrizione, come abbiamo appena spiegato, si verifica in automatico. Nessuna comunicazione e nessun pronunciamento vengono recapitati al contribuente. Ciò significa che sta a lui informarsi sull’avvenuta prescrizione.

Come fare? Il primo consiglio è di tenere nota di tutte le comunicazioni che giungono via raccomandata o pec. Il secondo consiglio è di operare una verifica formale mediante la richiesta dell’estratto di ruolo all’Agente della riscossione. In questo modo, si può risalire alla data dell’ultima notifica. La richiesta dell’estratto di ruolo può essere utile anche per contestare dei difetti di notifica, e richiedere all’autorità giudiziaria l’annullamento delle notifiche stesse e in tal modo “forzare” la prescrizione.

I principali difetti di notifica sono:

  • Notifica a persona autorizzata, ovvero a persone diverse dall’interessato o che non abbiano con esso alcun legame di convivenza.
  • Notifica in un luogo non corretto, ovvero in un luogo diverso dalla residenza, dal domicilio, dal luogo di lavoro.
  • Notifica a mezzo posta non conforme, es. una PEC sbagliata.

Vuoi contattarci?