Calcolo tasse partita IVA

Come si fa il calcolo delle tasse per la Partita IVA? Per molti, è la classica domanda da un milione di dollari.

Anzi, è una domanda che genera ansie e paura. In primis, perché a prima vista il calcolo appare ostico e disciplinato da regole complesse. In secondo luogo, perché si teme di sbagliare.

Fermo restando che il supporto di uno specialista è necessario in ogni caso, esiste un caso in cui il calcolo delle tasse della Partita IVA può essere fatto quasi a mente, a spanne.

Ovviamente lo scopo è avere un’idea di quanto si andrà a pagare, tra imposte e contributi, e quindi della cifra che si dovrà accantonare mese dopo mese, fattura dopo fattura. In sede di dichiarazione di redditi e versamenti, i calcoli devono essere estremamente precisi.

In questo articolo scopriamo insieme qual è la fattispecie che permette un calcolo rapido e risponderemo alla domanda: quanto si paga veramente, alla fine dei giochi?

Tassazione P. Iva, un affare complesso?

La tassazione della Partita Iva è quasi sempre un affare complesso, come il calcolo delle tasse in generale. Per inciso, quando si parla di tasse, almeno in questo caso specifico, ci si riferisce a imposte e contributi. Le prime hanno lo scopo di raccogliere capitale per il funzionamento della macchina statale e l’erogazione dei servizi; i secondi per garantire a chi versa e in generale a tutti i contribuenti il trattamento previdenziale.

La complessità sta nella presenza di tante tipologie di partita IVA, ciascuna delle quali è disciplinata da regole diverse.

Per esempio, esiste la partita IVA in regime ordinario, per le quali si paga un’imposta che varia in base al reddito e che permette di sottrarre dal reddito imponibile le spese sostenute per l’esercizio dell’attività.

Ed esiste la partita IVA in regime forfettario, per le quali si paga un’aliquota che prevede due soli scaglioni, i quali dipendono dall’anzianità di esercizio. In questo caso, il reddito imponibile, quello su cui materialmente si pagano imposte e contributi, viene decurtato non già delle spese sostenute ma da una percentuale a forfait, fissa. Da qui, il nome “forfettario”.

Calcolo tassazione partita IVA: una versione iper semplificata

Per calcolare le imposte e i contributi da pagare bisognerebbe seguire molti passaggi, i quali prevedono:

  • Il calcolo delle spese deducibili o della parte di reddito da dedurre;
  • Il calcolo delle imposte, in base al proprio scaglione;
  • Il calcolo dei contributi, in base alle regole della propria cassa professionale, se esiste, o della gestione separata INPS (in assenza di cassa).

Esiste però un caso in cui il calcolo è davvero semplice e, in via approssimativa, può essere fatto a spanne.

Quel caso è la Partita IVA in regime forfettario in assenza di cassa professionale.

Nella fattispecie, le aliquote sono quasi tutte fisse.

  • Coefficiente di redditività, ovvero la parte di reddito che va considerata per il pagamento delle imposte e dei contributi. Nella maggior parte dei casi è al 78%.
  • Imposta sostitutiva, che nel forfettario sostituite l’IRPEF e le altre voci. In fase di startup, ovvero per i primi cinque anni di nuova attività, è pari al 5%. Per gli anni successivi, è pari al 15%.
  • Contributi previdenziali. In assenza di cassa, non si pagano contributi minimi. L’aliquota è pari al 26,07%.

Considerato ciò, si può procedere con il calcolo.

  • Nel caso delle partite IVA startup -> (Fatturato x 0,78) x (0,05 + 0,2607) = 0,78 x 0,3107 = 0,24…
    Dunque, tra imposte e contributi, si andrà a pagare un quarto di quanto guadagnato. 
  • Nel caso delle partite IVA non startup-> (Fatturato x 0,78) x (0,15 + 0,2607) = 0,78 x 4107 = 0,42…
    Dunque, tra imposte e contributi, si andrà a pagare circa un terzo di quanto guadagnato. 

Come si fa il calcolo tasse Partita IVA in tutti gli altri casi?

Per tutti gli altri casi, la questione è molto complicata. Da qui, la necessità di farsi affiancare da un esperto.

La complessità coinvolge le partite IVA forfettarie che si differenziano anche solo per la presenza di una cassa. Basti pensare che nella maggior parte dei casi le casse impongono il pagamento di ben tre tipologie di contributi:

  • Soggettivo, ovvero in base al reddito imponibile;
  • Integrativo, ovvero per la gestione della cassa nel suo complesso;
  • Di maternità, per il finanziamento dei congedi.

E ciascuna casa prevede percentuali e cifre diverse. Non di rado, prevede anche dei contributi minimi. Per esempio, il soggetto della cassa forse consiste in 3185 euro.

Credits: Immagine di Drazen Zigic su Freepik

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