Assumere dei dipendenti rappresenta uno dei passi più critici e onerosi per un’impresa. A preoccupare, tra le altre cose, la differenza tra lo stipendio del dipendenti e il costo per l’azienda. Per fortuna, esistono strategie legittime per ottimizzare questa spesa.
Ne parliamo qui. Partendo dal contesto attuale, illustreremo metodologie precise per alleggerire tale onere.
Assumere dipendenti: la situazione in Italia
Partiamo proprio dal contesto attuale. Un contesto in cui l’inserimento di nuove risorse nel proprio organico si scontra con una complessa architettura fiscale e previdenziale.
Il riferimento è soprattutto al cosiddetto “cuneo fiscale“, ovvero la marcata differenza tra quanto l’azienda sborsa per la singola assunzione dipendente e quanto il lavoratore effettivamente percepisce in busta paga.
Ebbene, nel nostro paese esso raggiunge percentuali tra le più elevate in ambito europeo. Questa disparità genera una pressione significativa sui bilanci delle piccole e medie imprese, le quali, pur desiderando espandere le proprie operazioni, si trovano costrette a valutare con estrema cautela ogni nuovo inserimento per preservare i margini operativi.
È pienamente comprensibile la frustrazione che gli imprenditori sperimentano dinanzi a queste dinamiche. La volontà di far crescere la propria realtà, investendo in capitale umano, viene frequentemente ostacolata dalla rigidità di un sistema che, nei fatti, disincentiva l’incremento occupazionale.
In tale scenario, la direzione amministrativa è chiamata a un’attenta ponderazione. Non si tratta semplicemente di corrispondere il salario lordo concordato, ma di farsi carico dell’insieme di contributi INPS, premi INAIL, accantonamenti TFR e imposte addizionali.
Questa stratificazione di costi strutturali impone una ricerca rigorosa di soluzioni alternative, che consentano di tutelare la sostenibilità e la solidità finanziaria dell’azienda senza intaccare le tutele del lavoratore.
Come ridurre il costo di un dipendente in modo etico ed efficace
Prima di tutto, una doverosa precisazione: l’ottimizzazione dei costi di assunzione dipendenti non deve tradursi in una penalizzazione economica o contrattuale per il lavoratore. Sarebbe ingiusto… E inutile.
Anche perché è possibile razionalizzare i costi dell’assunzione dipendente attraverso accorgimenti che abbassano il carico aziendale in maniera perfettamente legale ed etica, salvaguardando integralmente i diritti, le tutele e il benessere della risorsa. Qui di seguito, cinque direttrici d’azione fondamentali per raggiungere questo equilibrio.
Analisi e applicazione degli incentivi normativi
Il primo passo consiste nell’esaminare le agevolazioni contributive ciclicamente messe a disposizione dai decreti governativi. Lo Stato prevede regolarmente sgravi per chi inserisce particolari categorie, quali giovani under 30, donne residenti in aree svantaggiate o disoccupati di lunga durata.
Il consiglio dunque è di tenere a mente questi parametri durante la ricerca di personale. Spesso basta questo per ridurre in modo sostanziale l’impatto dei versamenti, talvolta azzerandoli per un periodo pluriennale.
Implementazione di piani di welfare aziendale
Il riferimento è soprattutto all’erogazione di beni e servizi in natura. Essa rappresenta un’alternativa strutturata agli aumenti salariali diretti. In buona sostanza, permettono di preservare il personale migliore, di fatti coccolandolo, senza un aumento di costi.
Elementi quali buoni pasto, rimborsi per le spese di istruzione dei familiari, polizze sanitarie integrative o abbonamenti al trasporto pubblico locale non concorrono, entro specifici limiti normativi, alla formazione del reddito.
Conseguentemente, l’azienda non è tenuta al versamento di contributi aggiuntivi su tali importi, mentre il lavoratore beneficia di un incremento reale e detassato del proprio potere d’acquisto.
Ricorso strategico al contratto di apprendistato
L’apprendistato si conferma la formula contrattuale d’elezione per l’ingresso delle nuove generazioni nel tessuto produttivo. A fronte del rigoroso obbligo di erogare una formazione specifica, il datore di lavoro gode di un regime contributivo fortemente agevolato e della facoltà di inquadrare la risorsa a livelli inferiori rispetto alla mansione di destinazione.
Se trattato per quello che è, ovvero un contratto che serve al lavoratore per imparare, si rivela come lo strumento contrattuale etico per eccellenza. Difatti, bilancia un onere aziendale ridotto con un tangibile e certificato trasferimento di competenze a favore della risorsa.
Adozione strutturale del lavoro agile
Spesso non si pensa al lavoro agile, il cosiddetto smart working, come a una soluzione per abbattere i costi aziendali. Certo, non incide in modo diretto, ma indiretto… Decisamente sì.
Infatti, consente una drastica contrazione dei costi operativi legati all’infrastruttura fisica. Una minore affluenza quotidiana in sede si traduce in una riduzione dei consumi energetici, delle spese di manutenzione e nell’opportunità di ridimensionare le metrature locate.
Parallelamente, il lavoratore non subisce alcuna decurtazione salariale, anzi sperimenta un miglioramento oggettivo del rapporto vita-lavoro e l’azzeramento delle spese dirette legate al pendolarismo.