
Si vocifera da molti anni sulla Flat Tax per i dipendenti, ovvero dell’aliquota fissa che, in maniera simile a quanto accade già per le partite IVA forfettaria, dovrebbe garantire anche a chi ha un contratto, a tempo determinato o indeterminato che sia, di usufruire della “tassa piatta”.
Il provvedimento è osteggiato da molti, considerato come benefico da alcuni politici, giudicato controverso dai più.
Oggi, però, sembra essere diventato realtà… Almeno per una categoria di lavoratori: i sanitari. Vediamo insieme di cosa si tratta.
Una Flax Tax circoscritta
La norma che sancisce questa novità fiscale è il decreto legge n. 73/2024, anche noto come Decreto Liste d’Attesa, entrato in vigore il 7 giugno 2024. Il nome, anzi il soprannome, indica senza se e senza ma il suo ambito di riferimento: la sanità.
Tra le tante misure, per lo più volte a risolvere l’atavico problema delle liste d’attesa eccessivamente lunghe, c’è proprio quella che riguarda la Flax Tax. Una Flax Tax estremamente circoscritta. Infatti, è vincolata al verificarsi di alcune condizioni.
Tanto per cominciare, è riservata al personale sanitario, sia pubblico che privato, a prescindere dal rango. Sono compresi i dirigenti ospedalieri così come gli infermieri.
Come se non bastasse, fa riferimento solo ed esclusivamente agli straordinari.
Il succo del provvedimento è il seguente: gli straordinari non verranno accorpati al reddito da lavoro dipendente e quindi non saranno soggetti all’IRPEF. Piuttosto, verranno tassati mediante un’imposta sostitutiva, in maniera del tutto simile a quanto accade per il reddito dei forfettari. Anche l’aliquota è la stessa: il 15%.
Si tratta di un bel salto di qualità, anzi di una bella riduzione rispetto a quanto, in media, si pagherebbero per uno straordinario. Basti pensare che è sufficiente un imponibile di 15.001 euro all’anno per pagare il 25% e un reddito di 28.001 euro per pagare il 35%. Questi dati assumono un significato ancora più particolare se si considera che il reddito medio di un infermiere è pari a 29.000 euro , figuriamoci quello di un dirigente ospedaliero.
I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate
Nonostante il carattere circoscritto dell’intervento, esso determina una novità non da poco. Anche perché già oggi, per un motivo o per un altro (ma molto spesso per la carenza di personale) medici e infermieri si trovano a dover fare molti straordinari.
Si è resa dunque necessaria una precisazione da parte dell’Agenzia delle Entrata. Tale chiarimento, esplicitato nella risoluzione n.36/E del 22 luglio, riguarda il metodo di pagamento. L’estrema somiglianza con l’imposta sostitutiva del forfettario, infatti, ha fatto nascere in molti il dubbio che, almeno in relazione agli straordinari, a dover pagare siano i lavoratori.
Ebbene, non è così: a pagare sono sempre e comunque i sostituti d’imposta. Ovvero, i datori di lavoro. Allo stesso tempo, le modalità sono diverse dal solito: F24 e codici tributo ad hoc.
Nello specifico, il 1068 per i sostituti d’imposta privati e il 171E per i sostituti d’imposta rappresentati da enti pubblici.
Sono comunque previsti codici tributi specifici per gli straordinari maturati nelle regioni autonome ma per le quali si versano le imposte in un’altra regione.
La ratio della norma
Verrebbe da chiedersi perché questa Flat Tax improvvisa? Perché limitarla ai soli sanitari e ai soli straordinari?
In realtà, la ratio della norma è palese. A tal proposito, è molto significativa l’occasione in cui è stata varata, ovvero il decreto liste d’attesa.
Lo scopo è infatti quello di incentivare l’esecuzione degli straordinari, far lavorare di più medici e infermieri. Dunque, compensare la carenza di personale e accelerare la macchina della sanità, attualmente a rischio ingolfamento.
Si tratta quindi di una specie di provvedimento tampone, comunque in grado di recare benefici. Alla sanità nel suo complesso, ai cittadini, ai professionisti del settore sanitario che, in caso di straordinari, si troveranno nelle tasche qualche euro in più.
