
È stato pubblicato il 23 aprile in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge “Disposizioni urgenti in materia di acconto IRPEF dovuto per l’anno 2025”.
Un provvedimento, questo, atteso dai contribuenti e dalle associazioni di categoria. Una soluzione a uno strano problema di “disallineamento” che poteva costare caro a milioni di persone.
Vediamo insieme di cosa si tratta e cosa cambia per i beneficiari di questa misura.
Le novità sull’acconto IRPEF
Il decreto-legge nasce dalla volontà di sanare un’ambiguità sorta con la legge di bilancio 2025.
Essa, da un lato rendeva strutturale il passaggio da quattro a tre scaglioni IRPEF, ma dall’altro non prevedeva modifiche sul fronte degli acconti.
Il risultato? Una gran parte dei contribuenti appartenenti al ceto medio si sarebbe trovata, anziché con uno sconto sulle tasse, a dover pagare più dell’anno precedente.
Il provvedimento interviene direttamente sulla questione, escludendo alcune specifiche categorie dal pagamento dell’acconto IRPEF 2025.
Tale esonero riguarda ovviamente solo le tipologie di contribuenti che si sarebbero trovate a pagare più del dovuto, ovvero dipendenti e pensionati senza redditi aggiuntivi.
Sono dunque esclusi i dipendenti che, in aggiunta, lavorano con partita IVA, così come i contribuenti che percepiscono redditi da locazione.
Altri requisiti sono: un reddito pari o inferiore a 50.000 euro e un’IRPEF dovuta non superiore a 1.000 euro.
Al netto di ciò, i beneficiari sono molto numerosi — nell’ordine dei milioni — e quindi il provvedimento assume quasi una valenza generalizzata.
Cosa cambia per i beneficiari
È facile immaginare le conseguenze (positive) per gli esonerati dal pagamento dell’acconto IRPEF 2025.
Per inciso, l’acconto consiste nell’anticipo del 50% delle imposte relative all’anno in corso, da versare formalmente nel 2026.
Facciamo un esempio.
Immaginiamo un dipendente italiano con un reddito medio da lavoro dipendente, pari a circa 31.000 euro annui lordi, normalmente soggetto al pagamento degli acconti IRPEF.
Supponendo che il dipendente in questione rientri tra i beneficiari, e che il suo debito IRPEF per il 2024 sia stato di 900 euro, l’acconto di novembre sarebbe pari al 50% di tale somma, ovvero 450 euro.
Con l’esonero, questo importo non sarà dovuto, determinando un risparmio immediato in termini di liquidità, proprio nel mese in cui tradizionalmente si accumulano più spese.
Badate bene: non si tratta di un condono. L’importo non sarà recuperato in seguito.
Nondimeno, la possibilità di ritrovarsi con 450 euro in più alla fine dell’anno è un beneficio tangibile.
Un focus sull’IRPEF
Vale la pena cogliere l’occasione per fare il punto sull’IRPEF, probabilmente l’imposta da cui deriva il maggior gettito fiscale per le finanze italiane.
L’IRPEF è stata oggetto di pesanti rimaneggiamenti ad opera del governo e della sua maggioranza.
Rimaneggiamenti che, in linea teorica, hanno lo scopo di alleggerire il carico fiscale sui ceti bassi e medi, in modo da recare beneficio a gran parte della popolazione e, allo stesso tempo, imprimere uno sprint ai consumi interni.
La modifica più importante riguarda proprio la riduzione degli scaglioni da quattro a tre, con l’assegnazione, per ciascuno, di aliquote mediamente inferiori a quelle degli anni passati.
Una modifica, a dire il vero, già introdotta nel 2024, ma in forma provvisoria. La legge di bilancio 2025 l’ha resa invece strutturale.
Ecco gli scaglioni e le relative aliquote:
- Aliquota del 23% per i redditi fino a 28.000 euro
- Aliquota del 35% per i redditi superiori a 28.000 euro e fino a 50.000 euro
- Aliquota del 43% per i redditi che superano i 50.000 euro
